Thursday, December 11, 2025

Kristina's instructions for Lorenzo Adami, dated May 20/30 (New Style), 1665

Source:

Riksarkivet, pages 181 to 195 in Kristina; Svenska kungliga autografer, kronologiskt; Autografsamlingen; Ericsbergsarkivet


The instructions:

Jnstrutt[io]ne data da S. M[aes]tá al Cap[ita]n Lorenzo Adami
nella missione fatta di lui in Suezia.
A di 30. Maggio 1665. in Roma –
Dourà il Cap[ita]n Lorenzo Adami andar à drittura in Hamburgo, informarsi dal Teyxeira dello Stato dell'esattioni di Suezia, e dell'Jsole, e particolarm[en]te delle Somme ch'egli Sà essere State rimesse al Gov[ernato]r Gen[era]le da' Ministri Subordinati; Di quanto resti indietro da Sodisfare all'istesso Teyx[eir]a per lo Sborzato da lui fin à quel tempo.

E di quanto possa restar in mano all'istésso Gov[ernato]re Gen[eral]e di tutte l'Entrate de S. M[aes]tà passate in mano di lui dell'vltimo Contratto in quà.

Dourà quindi Spedirsi d'Hamburgo Subito Senza riueder all'hora i Conti al Teyx[eir]a, ne aggiustarli intieram[en]te potendo ciò fare al ritorno con più commodo; mà prima passar in Suezia con ogni celerità per arriuar còla più improuiso che Sia possibile.

Jn Stokolm procurerà che il Gov[ernato]r Gen[eral]e gli renda conto di tutti il passato dal primo Contratto fatto col Teyxeira fino adesso, e con ogni dilig[en]za ricercar tutte le fraudi de' Ministri, ò negligénze, ò qualunque altra cagione del trattenimento delle rimesse.

Circa il Sollecitar poi queste non accade dir altro, perche questo è il principal fine della Sua missione, non douendo egli premer in altro che in fare con ogni attentione, applicat[io]ne e diligenza rimetter al Teyxeira quanto resta indietro dell'Entrate degl'Anni passati di Sua Maestà.

A' quest'effetto Si consegnano à lui Lett[er]e di S. M[aes]tà per il Gov[ernato]r Gen[era]le e la facoltà, et ordine, onde Sia riconosciuto per Ministro della M[aes]tà Sua, e possa farsi render i conti, e riueder tutto con quel di più, che in uoce gli Si dirà circa il modo di Seruirsi delle Lettere, che gli Si consegnano. Oltre à quelle per li Ministri di S. M[aes]tà gli Si mandéranno ancora per il Rè, e per tutta la Regenza: Dourà nel ricapitarle accompagnarle con gl'ufficij opportuni.

Jn ciascheduna dell'Jsole di S. M[aes]tà Sarebbe necessario che egli andasse, e che minutam[en]te S'informasse non Solo in che Stato Si trouino i pagamenti, gl'affitti, et i Beni della M[aes]tà Sua; ma ancora de i portamenti de' Ministri, Se facciano aggrauio à Sudditi in pregiuditio di S. M[aes]tà, Se piglino più del douere, Se in ossequio del Rè permettano, ò facciano cose pregiuditiali.

Se alienino quello, che non Si deue, Se nel dar dilationi à Debitori, ò nel transiger con loro, ò in altri modi defraudino S. M[aes]tá e tutto quel di più che la prudenza, e Sagacità Saprà ritrovare Su'l Luogo.

Vuol'anco S. M[aes]tà ch'eglì faccia in iscritto vna relat[io]ne distinta di ogn'vno de' Beni, Poderi, o Fondi di qualunque Sorte, che S. M[aes]tá gode. Jn che consista il lor frutto distintam[en]te, quanto Sia Solito cauarsi di ciasched[un]a Specie di frutto, per esempio quanto di biada, ò di frumento ogn'anno, quanto di Cotrone, quanto di herbe, ò pascoli, e Simile, particolarm[en]te in Ösel, e Pomerania.

E quanto Sia Stato altre volte affittato, e quanto Si affitti hora; Se Sia deteriorato; e perche.

Quanto Sia per durare la diminutione dell'affitto.

Se possa rimettersi in migliore Stato, e con che mezzo; e con che Spesa.

E quanto Si dire dell'Jsole dourà farlo anco ne' Beni dì Suezia, e di Pomerania con egual diligenza; mà questa potrà forse riserbarsï per l'vltima[.]

Auuerta Se troua alcuna parte dell'Entrate di S. M[aes]tà vsurpare da altri, ò trasandate.

Jl Seg[reta]rio Dauisson, mentre visse godè alcuni assegnam[en]ti p[er] generosità della M[aes]tà Sua di qualche centinaro di Scudi, hora ch'egli è morto è necessario che Si ueda qualì Sono, e Si riscuotano à benefitio proprio di S. M[aes]tà[.]

Per l'essentioni, e prerogative della M[aes]tà Sua è nécessario premer ancora vigorosamente.

A' questo punto appartiene quanto passa con la Citta di Calmar.

La facoltà di estrarre liberam[en]te la moneta di rame[.]

E 'l non pagar gabella nell'estrattione del rame, e di quanto S. M[aes]tà caua delle sue Entrate, essendo cosa Stranissima, ingiustissima, e vergognosa alla Suezia che S. M[aes]tà la quale negli Stati d'ogn'altro Prencipe gode intiera esenzione da tutte le gabelle, non ne Sia esente in Suezia, doue hà ritenuta la Sua Souranità, e doue non ui è chì habbia autorità di fargliele pagare.

Ne vale il dire che in Suezia, anco il Rè paga de gabelle, perche Se il Rè le paga, le paga à Se, ch'è l'istesso che non pagarle; mà la Regina le paga ad altri, ch'è l'istesso che esserne grauata come ognì Suddito, il che è contro ogni ragione, e contre la riputatione del Rè, e del Regno medemo, che dovrebbe non poter Soffrire di non usar in questa parte vna giustitia alla Regina, ch'ella riceue da tutte le Nationi Straniere[.]

Haurebbe S. M[aes]tà fatto in persona il viaggio, che hora commette à lui, perche amando S. Maestà la Suezia teneram[ent]e benche la Stanza di Roma le Sia riuscita, Salubre, e di gusto; nondimeno haurebbe volentieri preferito à questa quella della Sua Patria, dove Sì Sente ancora chiamata fortemente dall'amore, che nell'vltima Dieta, le hanno mostrato così viuo tutti glì Stati concordemente concedendole il libero esercitio della Religione Cattolica; Mà non hauendo potuto Sua M[aes]tà ottener l'intiera esecutione della buona intenzione deglì Stati in modo ch'ella potesse quietamente Seruirsene, è necessario che la M[aes]tà Sua moderi con Suo disgusto l'impatienza, che per altro ella haurebbe di riueder la Suezia, finche pienamente e da Sua Pari otténga l'intiera libertà dell'esercitio della Religione, ch'ella professa, per la quale hauendo lasciato il possesso del Regno, non è possibile che nell'incertezza, in che Siamo ad ogni momento della nostra vita, ella Si cimenti al pericolo di viuére, e di morire in Suezia Senza gl'aiuti necessarij per la Salute dell'animo Sua.

Jl che tanto più facile dourebbe esser à S. Maestà d'ottenere, quanto ella non hà altra mira, che di valersene p[er] Sodisfattione della Sua Coscienza Senza dare alcuna Soggezione, ò occasione ad altri di operare in materia di Relig[io]ne altro che quanta le Sia inspirato da Dio.

Dourà però egli far ognì possibile istanza per ottener l'effetto della concessione Sud[dett]a con quella pienezza, che à S. M[aes]tà è necessaria p[er] poter viuer in Suezia da Sua Pari, e quando ciò riuscisse anderà cercando che habitat[io]ne potesse esserci di più commodità, e decoro per S. M[aes]tà e ne auuiserà il Suo parere, e le qualità, e la Spera, che Si ricercherebbe[.]

E' Stata proposta à S. M[aes]tà quella del Gran Contestabile, che pare fabricata all'Jtaliana, e però à S. M[aes]tà non è dispiaciuta, onde auuiserà egli ancora intorno ad essa tutto quello, che Stimerà degno di notitia. S. M[aes]tà inclinerebbe ancora à comprarla, mà non prima d'hauer pagati ì Suoi debiti.

Quando Si potessero esigere in Suezia tutte l'Entrate, che rimangono indietro di S. M[aes]tà dal Suo ritorno in quà, non hà dubio che vì Sarebbe Somma bastante e da pagar i Suoi debiti, e da far Simile, ò altra compra.

Sà Adami medemo che il conuenuto Sù le relationi e promesse del Gov[ernato]r Gen[eral]e era di far pagare al Teyxeira talari 96./m et 11./m in discarico del debito, Chi farà il conto di quanto resti di questa Somma, da Agosto del 1662 in quà oltre alla prouisione che S. M[aes]tà hà presa per Se di Soli talari 5./m il mese, uedrà che ad Agosto di quest'Anno 1665– la Sola rata di talari 3./m il mese, che S. M[aes]tà hà lasciati d'esigere importa 108./m talari, e gl'11./m riseruati per li debiti fanno 33./m Si che in tutto Sariano 141./m talari.

Et oltre à questi ui Sono gl'aumenti dell'Entrate, che douea dar la Pomerania, qualche porzione, che pur si è venduta della Pietra, e le detrationi delle Prouisioni, che S. M[aes]tà hà leuate à molti Ministri, che tutte douriano accrescer cumulo in benefitio di S. M[aes]tà, la quale se bene hà data qualche pensione, ò regalo in Suezia, non è Stato di Somma, che possa esser considerabile rispetto ad vn si grand'auanzo. Onde in questo è necessario che Adami si metta con tutto il Suo Spirito, e la sua applicat[io]ne per ricauar di mano de i Ministri il denaro riscosso, e farlo pagare al Teyx[eir]a, e Se restasse in mano degl'Affittuarij, ò de' Villani, esigerlo all'istesso fine.

L'vltimo Anno 1660. che la Regina fù in Roma, quando i Suoi interessi in Suezia erano nello Stato peggiore, che habbi[a]no mai patito, uennero à Roma in meno di dodici mesi 94./m ducati effettivi pagati dal Nunez, Onde è cosa veramente da far arrossire chi hora Serue la M[aes]tà Sua, che dopo hauer ella con la Sua presenza ridotte le cose costì in si buono Stato, migliorato, et auantaggiato tutto, Sì Sia Sofferto dal p[ri]mo dì della Sua partenza fin adesso vn danno Sì grande, et vn mancamento euidente contro il conuenuto, e contro quello, che il Gov[ernato]r Gen[eral]e medemo hà promesso ogn'Anno in iscritto.

Tutto questo deue fare Sperare una gran facilità in esseguir quello, à che Adami è Stato inuiato, perche il denaro di S. M[aes]tà è impossibile, che non vi Sia, ne può mancar Se non per fraude, e S. M[aes]tà uuole in ogni modo che Si esiga, e Si paghi à lui e gli comanda che Senza rispetto, e Senza considerat[io]ne alcuna di chè Si Sia faccia le Sue parti per eseguirlo in ogni modo.

Si è considerato Sempre che il far andar in Stokolm i denari, e le robbe, è un giro pregiuditiale à S. M[aes]tà e non può hauer altra causa che l'utile part[icola]re di alcuno con danno della M[aes]tà Sua, potendosi con più uantaggio esitar le robbe nell'Jsole medeme, ne' luoghi più commodi, e far peruenire à drittura il ritratto al Teyxeira.

E questo punto haurà bisogno d'ogni applicat[io]ne e diligenza, e dourà premerui, e Se haurà bisogno di ordini della Regina Sopra la materia, auuisi che S. M[aes]tà in quanto Sia conueniente li darà con ogni vigore.

Jn Pomerania Seconda la nota, che Si da l'Entrate di S. M[aes]tá douranno esser cresciute da molti Anni Sempre più, nondim[en]o l'effetto fin'hora non pare che Si ueda con gran merauiglia, e pregiuditio della M[aes]tà Sua.

E' necessario che ancora colà Adami uada, e con Somma applicatione, e diligenza S'informi di tutto, e proueda nel modo migliore, et informi Sua M[aes]tà precisamente dello Stato di que' Beni, e dell'Entrate, e dell'Esattioni, é di quanto occorra.

Si consegna à lui nota di tutte le diminutioni che S. M[aes]tà hà fatte delle prouisioni de Ministri, perche veda che la Somma detratta vada tutta in benefitio di S. M[aes]tà[.]

Tutte le impositioni, che dal Rè Si mettono per il Regno nella giurisditione della Regina deuono pagarsi à lei, e però l'vltima contribut[io]ne imposta per la fabrica de Vascelli deue da i Auditi della M[aes]tà Sua esiggersi à Suo benefitio.

Jl Rè hà Scritto à S. M[aes]tà pregandola di lasciarla à benefitio della Corone, ò almeno à fabricare vn Vascello del proprio, che potrebbe Seruire à lei Stessa, et al Regno.

La Regina non può pregiudicarsi col consentire che la contributione Si esigga per il Regno. Alla fabrica del Vascello applicherebbe; mà non può farlo prima d'hauer pagati i Suoi debiti, e però è necessario che la Regenza contribuisca la Sua efficace autorità per far che la Maestà Sua Sia pagata di quanto Se le deue.

Circa i conti col Teyxeira qui Si è fatta sempre riflessioni ad un punto, che non resta chiarito ancora. Jl Contratto dispone che non possa il Teyxeira prender l'interesse del denaro, che un Sborsando per la Regina Se non Sei mesi dopo lo Sborso. Jn questo modo della mesata, ch'egli per esempio hà pagata il mese di Genn[ar]o pross:to [sic] non gli Si deue interesse che il mese di Luglio, e parimente della mesata di febraro, l'Agosto, e così di mano in mano. Se egli dunque nel mese di luglio hà riceuuto rimborso dal Gov[ernato]r Gen[eral]e della mesata di Gennaro, non deue prender interesse ne di quella, ne dell'altre Susseguenti, dal pagamento delle quali non sono ancora passati Sei mesi Senza rimborso. E così nel bilancio dell'anno intiero egli non dourebbe prender interesse Se non di q[ue]lla rata, che sono passati Sei mesi Senza che gli Sia Stata pagata, e non confonder vn'anno con l'altro, e di tutto quello, che auanza prender interesse p[er] tutto il tempo.

E' vn punto veram[en]te questo di gran considerat[io]ne e che merita esser aggiustato attentamente, mà potrà l'Adami differirlo al suo ritorno da Svezia.

Ne si deue di metter in consideratione che essendosi il Gov[ernato]r Gen[eral]e obligato anno per anno di far pagar al Teyx[eir]a li Scudi 107./m gl'interessi che potesse pretendere il Teyx[eir]a toccherebbe al Gov[ernato]r Gen[eral]e di Sodisfarli del proprio, perche per Sua colpa non hà mantenuto quello, ch'egli Si è obligato di pagare. Anzi S. M[aes]tà potrebbe pretender da lui anco il rifacimento del danno della Somma del Sopra più, che resta inesatto, non potendosi presumere che parte Sì considerabile del tutto rimanga indietro per altro, che per colpa, ò per vna Souerchia negligenza di chi gouerna[.]

Nelle esse della Religione egli dourà gouernarsi con Somma cautela, e Senza dar occasione veruna di dispiacere in quelle parti, nelle quali deue bastargli di Sodisfar nel modo che potrà all'obligo della propria coscienza, e Sopra tutto Sua M[aes]tà uuole ch'egli non s'ingerisca, ne S'intrichi in trattar con alcuno Suedese materie di Religione, e quando pure vi fosse alcuno che per inspirat[io]ne diuina applicasse alla Religione Catt[oli]ca ò chiedesse da lui aiuto, assistenza, ò consiglio in ordine à questo fine, Sua M[aes]tà gli commanda espressamente che non Se ne intrichi mà Se ne tenga lontano nel meglior modo possibile[.]
Christina Alessandra[.]
/ Matheo Santini[.]

With modernised spelling:

Instruzione data da Sua Maestà al capitan Adami nella missione fatta di lui in Svezia, a dì 30 maggio 1665 in Roma.
Dovrà il capitan Lorenzo Adami andar a drittura in Amburgo, informarsi dal Texeira dello stato dell'esazioni di Svezia e dell'isole, e particolarmente delle somme ch'egli sa essere state rimesse al governator generale da' ministri subordinati, di quanto resti indietro da soddisfare all'istesso Texeira per lo sborzato da lui fin a quel tempo; e di quanto possa restar in mano all'istesso governatore generale di tutte l'entrate de Sua Maestà passate in mano di lui dell'ultimo contratto in qua.

Dovrà quindi spedirsi d'Amburgo subito senza riveder allora i conti al Texeira, nè aggiustarli intieramente potendo ciò fare al ritorno con più comodo, ma prima passar in Svezia con ogni celerità per arrivar colà più improviso che sia possibile.

In Stoccolm[a] procurerà che il governator generale gli renda conto di tutti il passato dal primo contratto fatto col Texeira fino adesso, e con ogni diligenza ricercar tutte le fraudi de' ministri o negligenze, o qualunque altra cagione del trattenimento delle rimesse.

Circa il sollecitar poi queste, non accade dir altro, perché questo è il principal fine della sua missione, non dovendo egli premer in altro che in fare con ogni attenzione, applicazione e diligenza rimetter al Texeira quanto resta indietro dell'entrate degl'anni passati di Sua Maestà.

A quest'effetto si consegnano a lui lettere di Sua Maestà per il governator generale e la facoltà ed ordine, onde sia riconosciuto per ministro della Maestà Sua e possa farsi render i conti e riveder tutto con quel di più che in voce gli si dirà circa il modo di servirsi delle lettere che gli si consegnano; oltre a quelle per li ministri di Sua Maestà gli si manderanno ancora per il Re e per tutta la Regenza, dovrà nel recapitarle accompagnarle con gl'uffici opportuni.

In ciascheduna dell'isole di Sua Maestà sarebbe necessario ch'egli andasse e che minutamente s'informasse non solo in che stato si trovino i pagamenti, gl'affitti ed i beni della Maestà Sua; ma ancora dei portamenti de' ministri, se facciano aggravio a sudditi in pregiudizio di Sua Maestà, se piglino più del dovere, se in ossequio del Re permettano o facciano cose pregiudiziali, se alienino quello che non si deve, se nel dar dilazioni a debitori, o nel transiger con loro, o in altri modi defraudino Sua Maestà e tutto quel di più che la prudenza e sagacità saprà ritrovare sul luogo.

Vuol'anco Sua Maestà ch'egli faccia in iscritto una relazione distinta di ogn'uno de' beni, poderi o fondi di qualunque sorte che Sua Maestà gode, in che consista il lor frutto distintamente quanto sia solito cavarsi di ciascheduna specie di frutto, per esempio quanto di biada o di frumento ogn'anno, quanto di cottone, quanto di erbe, o pascoli e simile, particolarmente in Ösel e Pomerania, e quanto sia stato altre volte affittato e quanto si affitti ora, se sia deteriorato e perché.

Quanto sia per durare la diminuzione dell'affitto; se possa rimettersi in migliore stato, e con che mezzo e con che spesa.

E quanto si dire dell'isole, dovrà farlo anco ne' beni di Svezia e di Pomerania con egual diligenza, ma questa potrà forse riserbarsi per l'ultima.

Avverta se trova alcuna parte dell'entrate di Sua Maestà usurpare da altri o trasandate.

Il segretario Davisson, mentre visse, gode alcuni assegnamenti per generosità della Maestà Sua di qualche centinaro di scudi. Ora ch'egli è morto, è necessario che si veda quali sono e si riscuotano a benefizio proprio di Sua Maestà.

Per l'esenzioni e prerogative della Maestà Sua, è necessario premer ancora vigorosamente.

A questo punto appartiene quanto passa con la città di Calmar, la facoltà di estrarre liberamente la moneta di rame, e 'l non pagar gabella nell'estrazione del rame e di quanto Sua Maestà cava delle sue entrate, essendo cosa stranissima, ingiustissima e vergognosa alla Svezia che Sua Maestà, la quale negli stati d'ogn'altro principe gode intiera esenzione da tutte le gabelle non ne sia esente in Svezia, dove ha ritenuta la sua sovranità e dove non vi è chi abbia autorità di fargliele pagare.

Ne vale il dire che in Svezia anco il Re paga de gabelle, perché se il Re le paga, le paga a se, ch'è l'istesso che non pagarle; ma la Regina le paga ad altri, ch'è l'istesso che esserne gravata come ogni suddito, il che è contro ogni ragione e contre la riputazione del Re e del Regno medemo, che dovrebbe non poter soffrire di non usar in questa parte una giustizia alla Regina ch'ella riceve da tutte le nazioni straniere.

Avrebbe Sua Maestà fatto in persona il viaggio che ora commette a lui, perché, amando Sua Maestà la Svezia teneramente, benché la stanza di Roma le sia riuscita salubre e di gusto, nondimeno avrebbe volentieri preferito a questa quella della sua Patria, dove si sente ancora chiamata fortemente dall'amore che nell'ultima Dieta le hanno mostrato così vivo tutti gli Stati concordemente, concedendole il libero esercizio della religione cattolica.

Ma, non avendo potuto Sua Maestà ottener l'intiera esecuzione della buona intenzione degli Stati in modo ch'ella potesse quietamente servirsene, è necessario che la Maestà Sua moderi con suo disgusto l'impatienza che per altro ella avrebbe di riveder la Svezia, finché pienamente e da sua pari ottenga l'intiera libertà dell'esercizio della religione ch'ella professa, per la quale, avendo lasciato il possesso del regno, non è possibile che, nell'incertezza in che siamo ad ogni momento della nostra vita, ella si cimenti al pericolo di vivere e di morire in Svezia senza gl'aiuti necessari per la salute dell'animo sua.

Il che tanto più facile dovrebbe esser a Sua Maestà d'ottenere, quanto ella non ha altra mira, che di valersene per soddisfazione della sua coscienza senza dare alcuna soggezione o occasione ad altri di operare in materia di religione altro che quanta le sia inspirato da Dio.

Dovrà però egli far ogni possibile istanza per ottener l'effetto della concessione suddetta con quella pienezza che a Sua Maestà è necessaria per poter viver in Svezia da sua pari; e quando ciò riuscisse, anderà cercando che abitazione potesse esserci di più commodità e decoro per Sua Maestà e ne avviserà il suo parere e le qualità e la spera che si ricercherebbe.

È stata proposta a Sua Maestà quella del gran contestabile che pare fabbricata all'italiana, e però a Sua Maestà non è dispiaciuta, onde avviserà egli ancora intorno ad essa tutto quello che stimerà degno di notizia. Sua Maestà inclinerebbe ancora a comprarla, ma non prima d'aver pagati i suoi debiti.

Quando si potessero esigere in Svezia tutte l'entrate che rimangono indietro di Sua Maestà dal suo ritorno in qua, non ha dubbio che vi sarebbe somma bastante e da pagar i suoi debiti e da far simile o altra compra.

Sa Adami medemo che il convenuto sulle relazioni e promesse del governator generale era di far pagare al Texeira talleri 96,000 ed 11,000 in discarico del debito. Chi farà il conto di quanto resti di questa somma, da agosto del 1662, in qua oltre alla provisione che Sua Maestà ha presa per se di soli talleri 5,000 il mese? Vedrà che ad agosto di quest'anno, 1665, la sola rata di talleri 3,000 il mese — che Sua Maestà ha lasciati d'esigere — importa 108,000 talleri; e gl'11,000 riservati per li debiti fanno 33,000, sicché in tutto sariano 141,000 talleri.

Ed oltre a' questi vi sono gl'aumenti dell'entrate che dovea dar la Pomerania, qualche porzione che pur si è venduta della pietra, e le detrazioni delle provisioni che Sua Maestà ha levate a' molti ministri, che tutte dovriano accrescer cumulo in benefizio di Sua Maestà, la quale, sebbene ha data qualche pensione o regalo in Svezia, non è stato di somma che possa esser considerabile rispetto ad un sì grand'avanzo; onde in questo è necessario che Adami si metta con tutto il suo spirito e la sua applicazione per ricavar di mano dei ministri il denaro riscosso e farlo pagare al Texeira, e se restasse in mano degl'affittuari o de' villani, esigerlo all'istesso fine.

L'ultimo anno, 1660, che la Regina fu in Roma, quando i suoi interessi in Svezia erano nello stato peggiore che abbiano mai patito, vennero a Roma in meno di dodici mesi 94,000 ducati effettivi, pagati dal Nunes; onde è cosa veramente da far arrossire chi ora serve la Maestà Sua, che, dopo aver ella con la sua presenza ridotte le cose costì in si buono stato migliorato ed avantaggiato tutto, si sia sofferto dal primo dì della sua partenza fin adesso un danno sì grande, ed in mancamento evidente contro il convenuto e contro quello che il governator generale medemo ha promesso ogn'anno in iscritto.

Tutto questo deve fare sperare una gran facilità in eseguir quello a che Adami è stato inviato, perché il denaro di Sua Maestà è impossibile che non vi sia, nè può mancar se non per fraude, e Sua Maestà vuole in ogni modo che si esiga e si paghi a lui egli comanda che senza rispetto e senza considerazione alcuna di che si sia faccia le sue parti per eseguirlo in ogni modo.

Si è considerato sempre che il far andar in Stoccolm[a] i denari e le robe, è un giro pregiudiziale a Sua Maestà e non può aver altra causa che l'utile particolare di alcuno con danno della Maestà Sua, potendosi con più vantaggio esitar le robe nell'isole medeme ne' luoghi più comodi, e far pervenire a drittura il ritratto al Texeira.

E questo punto avrà bisogno d'ogni applicazione e diligenza e dovrà premervi; e se avrà bisogno di ordini della Regina sopra la materia, avvisi che Sua Maestà, in quanto sia conveniente, li darà con ogni vigore.

In Pomerania, seconda la nota che si da, l'entrate di Sua Maestà dovranno esser cresciute da molti anni sempre più; nondimeno l'effetto finora non pare che si veda con gran meraviglia e pregiudizio della Maestà Sua.

È necessario che ancora colà Adami vada, e con somma applicazione e diligenza, s'informi di tutto e proveda nel modo migliore ed informi Sua Maestà precisamente dello stato di que' beni, e dell'entrate, e dell'esazioni e di quanto occorra.

Si consegna a lui nota di tutte le diminuzioni che Sua Maestà ha fatte delle provisioni de' ministri, perché veda che la somma detratta vada tutta in benefizio di Sua Maestà.

Tutte le imposizioni che dal Re si mettono per il regno nella giurisdizione della Regina devono pagarsi a lei, e però l'ultima contribuzione imposta per la fabbrica de' vascelli deve dai auditi della Maestà Sua esigersi a suo benefizio.

Il Re ha scritto a Sua Maestà, pregandola di lasciarla a benefizio della Corone, o almeno a fabbricare un vascello del proprio che potrebbe servire a lei stessa ed al regno.

La Regina non può pregiudicarsi col consentire che la contribuzione si esiga per il regno. Alla fabbrica del vascello applicherebbe, ma non può farlo prima d'aver pagati i suoi debiti; e però è necessario che la Regenza contribuisca la sua efficace autorità per far che la Maestà Sua sia pagata di quanto se le deve.

Circa i conti col Texeira, qui si è fatta sempre riflessione ad un punto che non resta chiarito ancora. Il contratto dispone che non possa il Texeira prender l'interesse del denaro, che un sborsando per la Regina se non sei mesi dopo lo sborso. In questo modo della mesata ch'egli, per esempio, ha pagata il mese di gennaro passato, non gli si deve interesse che il mese di luglio, e parimente della mesata di febbraro, l'agosto, e così di mano in mano.

Se egli dunque nel mese di luglio ha ricevuto rimborso dal governator generale della mesata di gennaro, non deve prender interesse nè di quella, nè dell'altre susseguenti, dal pagamento delle quali non sono ancora passati sei mesi senza rimborso. E così nel bilancio dell'anno intiero egli non dovrebbe prender interesse, se non di quella rata, che sono passati sei mesi senza che gli sia stata pagata. E non confonder un'anno con l'altro e di tutto quello che avanza prender interesse per tutto il tempo.

È un punto veramente questo di gran considerazione e che merita esser aggiustato attentamente, ma potrà l'Adami differirlo al suo ritorno da Svezia.

Ne si deve di metter in considerazione che, essendosi il governator generale obbligato anno per anno di far pagar al Texeira li scudi 107,000 gl'interessi che potesse pretendere, il Texeira toccherebbe al governator generale di soddisfarli del proprio, perché, per sua colpa, non ha mantenuto quello ch'egli si è obbligato di pagare. Anzi Sua Maestà potrebbe pretender da lui anco il rifacimento del danno della somma del soprappiù che resta inesatto, non potendosi presumere che parte sì considerabile del tutto rimanga indietro per altro che per colpa, o per una soverchia negligenza di chi governa.

Nelle esse della religione egli dovrà governarsi con somma cautela e senza dar occasione veruna di dispiacere in quelle parti, nelle quali deve bastargli di soddisfar nel modo che potrà all'obbligo della propria coscienza; e soprattutto Sua Maestà vuole ch'egli non s'ingerisca, nè s'intrichi in trattar con alcuno svedese materie di religione, e quando pure vi fosse alcuno che, per inspirazione divina, applicasse alla religione cattolica o chiedesse da lui aiuto, assistenza, o consiglio in ordine a questo fine. Sua Maestà gli comanda espressamente che non se ne intrichi, ma se ne tenga lontano nel meglior modo possibile.
Cristina Alessandra.
Matteo Santini.

French translation (my own):

Instructions données par Sa Majesté au capitaine Laurent Adami sur sa mission en Suède, le 30 mai 1665, à Rome.
Le capitaine Laurent Adami doit se rendre directement à Hambourg, s'informer de Texeira sur l'état des exactions de la Suède et des îles, et particulièrement sur les sommes qu'il sait avoir été remises au gouverneur général par les ministres subordonnés, et sur ce qui reste à payer à Texeira lui-même pour les sommes payées par lui jusqu'à cette époque; et de combien peut rester entre les mains du même gouverneur général de tous les revenus de Sa Majesté qui sont passés entre ses mains depuis le dernier contrat.

Il devra donc quitter Hambourg immédiatement, sans revoir les comptes à Texeira, ni les régler entièrement, comme il peut le faire plus commodément à son retour, mais passer d'abord en Suède en toute célérité afin d'y arriver le plus inopinément possible.

A Stockholm, il veillera à ce que le gouverneur général lui rende compte de tout ce qui s'est passé depuis le premier contrat conclu avec Texeira jusqu'à présent, et il enquêtera avec diligence sur toute fraude ou négligence des ministres, ou toute autre cause de rétention des remises.

Quant à la sollicitation de celles-ci, il n'y a pas besoin d'en dire plus, car c'est là le but principal de sa mission, car il ne doit rien faire d'autre que de faire tous les efforts, avec toute l'attention, l'application et la diligence pour remettre à Texeira ce qui reste des revenus de Sa Majesté des années passées.

A cet effet, des lettres de Sa Majesté lui seront remises pour le gouverneur général et l'autorité et l'ordre, afin qu'il soit reconnu comme ministre de Sa Majesté et puisse faire rendre des comptes et tout réviser avec ce qui lui sera ultérieurement dit de bouche sur la manière d'utiliser les lettres qui lui seront remises; outre celles pour les ministres de Sa Majesté qui lui seront aussi envoyées pour le Roi et pour toute la Régence, il devra les remettre aux offices appropriés.

Il lui faudrait se rendre dans chacune des îles de Sa Majesté et s'enquérir minutieusement non seulement de l'état des paiements, des rentes et des biens de Sa Majesté, mais aussi de la conduite des ministres, s'ils imposent un fardeau aux sujets au détriment de Sa Majesté, s'ils prennent plus que leur devoir, si, par obéissance au Roi, ils permettent ou font des choses préjudiciables, soit qu'ils aliènent ce qui n'est pas dû, soit en accordant des délais aux débiteurs, soit en transigeant avec eux, soit qu'ils fraudent par d'autres moyens Sa Majesté et tout le reste que sa prudence et sa sagacité pourront trouver dans la place.

Sa Majesté veut aussi qu'il fasse une relation écrite séparée de chacun des biens et des métairies ou fermes de quelque sorte que ce soit dont Sa Majesté jouit, en quoi consistent leurs fruits, distinctement quelle quantité est habituellement tirée de chaque type de fruit, par exemple quelle quantité de grain ou de blé chaque année, quelle quantité de coton, quelle quantité d'herbe ou de pâtures et autres, en particulier à Ösel et en Poméranie, et quelle quantité a été louée dans le passé et quelle quantité est louée maintenant, si elle s'est détériorée et pourquoi.

Combien de temps la diminution de la rente est-elle susceptible de durer; peut-elle être répercutée dans un meilleur État, et par quels moyens et à quel prix.

Et quant à ce qui est dit des îles, il devra faire de même avec les États de Suède et de Poméranie avec la même diligence, mais cela peut peut-être être réservé à ces derniers.

Il doit informer s'il trouve qu'une partie quelconque des revenus de Sa Majesté est usurpée par d'autres ou négligée.

Le secrétaire Davisson, de son vivant, a bénéficié de quelques privilèges grâce à la générosité de Sa Majesté, qui lui a offert quelques centaines d'écus. Maintenant qu'il est mort, il est nécessaire de les connaître et de les collecter pour le bien de Sa Majesté elle-même.

Quant aux exemptions et aux prérogatives de Sa Majesté, il est nécessaire de les presser davantage et vigueureusement.

A ce point appartient ce qui arrive à la ville de Calmar, le droit d'extraire librement la monnaie de cuivre, et le non-paiement des impôts sur l'extraction du cuivre et sur ce que Sa Majesté tire de ses revenus, étant une chose très étrange, très injuste et honteuse pour la Suède que Sa Majesté, qui dans les États de tout autre prince jouit d'une exemption complète de toutes gabelles, n'en soit pas exemptée en Suède, où elle a conservé sa souveraineté et où il n'y a personne qui ait l'autorité de les lui faire payer.

Il convient de dire qu'en Suède même le Roi paie les gabelles, car si le Roi les paie, il les paie à lui-même, ce qui revient à ne pas les payer; mais la Reine les paie à d'autres, ce qui revient à en être grevée comme tout autre sujet, ce qui est contre toute raison et contre la réputation du Roi et du Royaume lui-même, qui ne doit pas pouvoir souffrir de ne pas avoir dans cette partie la justice rendue à la Reine qu'elle reçoit de toutes les nations étrangères.

Sa Majesté aurait fait en personne le voyage qu'elle lui confie aujourd'hui, car, Sa Majesté aimant tendrement la Suède, quoique le séjour de Rome lui ait été salubre et agréable, elle aurait néanmoins volontiers préféré à celui-ci celui de sa Patrie, où elle se sent encore fortement appelée par l'amour que tous les États lui ont unanimement témoigné si vivement à la dernière Diète, en lui concédant le libre exercice de la religion catholique.

Mais, Sa Majesté n'ayant pu obtenir l'exécution complète des bonnes intentions des États de manière qu'elle puisse en faire tranquillement usage, il est nécessaire que Sa Majesté modère avec son dégoût l'impatience qu'elle aurait autrement de revoir la Suède, jusqu'à ce qu'elle obtienne pleinement et également la pleine liberté de l'exercice de la religion qu'elle professe, pour laquelle, ayant quitté la possession du royaume, il n'est pas possible que, dans l'incertitude où nous sommes à chaque instant de notre vie, elle risque le péril de vivre et de mourir en Suède sans le secours nécessaire à la santé de son âme.

Ce qui doit être d'autant plus facile à obtenir pour Sa Majesté, qu'elle n'a d'autre but que de l'employer pour la satisfaction de sa conscience, sans donner aucune sujétion ni occasion à autrui de faire en matière de religion autre chose que ce qui lui est inspiré par Dieu.

Cependant, il devra faire tous les efforts possibles pour obtenir l'effet de ladite concession avec la plénitude qui est nécessaire pour que Sa Majesté puisse vivre en Suède comme son égale; et lorsque cela sera réalisé, il cherchera quelle pourrait être la demeure la plus confortable et la plus convenable pour Sa Majesté et lui fera connaître son opinion à ce sujet et les qualités et espérances qui seraient recherchées.

La demeure du grand connétable a été proposée à Sa Majesté, et elle semble fabriquée à l'italienne. Sa Majesté n'en est donc pas mécontente. Il lui fera donc part de tout ce qu'il jugera digne d'intérêt. Sa Majesté serait toujours disposée à l'acheter, mais pas avant d'avoir payé ses dettes.

Si l'on pouvait exiger en Suède tous les revenus de Sa Majesté qui subsistent depuis son retour, il ne fait aucun doute qu'il y aurait une somme suffisante pour payer ses dettes et effectuer des achats similaires ou autres.

Adami sait lui-même que l'accord, fondé sur les rapports et les promesses du gouverneur général, prévoyait le paiement à Texeira de 96 000 dalers et de 11 000 dalers en règlement de la dette. Qui calculera le solde de cette somme, à partir d'août 1662, en plus de la provision que Sa Majesté s'est versée de seulement 5 000 dalers par mois? On constatera qu'en août de cette année, 1665, le versement unique de 3 000 dalers par mois — que Sa Majesté a cessé de percevoir — représente 108 000 dalers, et les 11 000 dalers réservés aux dettes s'élèvent à 33 000 dalers, soit un total de 141 000 dalers.

A cela s'ajoutent les augmentations de revenus que la Poméranie aurait dû verser, une partie des pierres qui ont également été vendues, ainsi que les prélèvements effectués sur les provisions que Sa Majesté a retirées à de nombreux ministres; tous ces éléments devraient accroître la somme revenant à Sa Majesté qui, bien qu'elle ait octroyé quelques pensions ou gratifications en Suède, ne l'a fait que pour un montant qui ne saurait être considéré comme considérable au regard d'un excédent aussi important. Par conséquent, il est impératif qu'Adami s'emploie avec toute son esprit et son application à récupérer auprès des ministres les sommes déjà perçues afin de les faire payer à Texeira et, si ces fonds demeurent entre les mains des fermiers ou des vilains, à les recouvrer dans ce même but.

Durant la dernière année, 1660, où la Reine séjourna à Rome, alors que ses intérêts en Suède étaient dans un état critique, 94 000 ducats arrivèrent à Rome en moins de douze mois, payés par Nunes. Il y a là véritablement de quoi faire rougir quiconque est aujourd'hui au service de Sa Majesté, après que sa présence eut porté les affaires en ces lieux à un si bon état, les améliorant et avantageant à tous, de grands dommages ont été subis depuis le tout premier jour de son départ jusqu'à ce jour, et ce, en violation manifeste de l'accord ainsi que de ce que le gouverneur général lui-même s'était engagé par écrit à respecter chaque année.

Tout cela doit faire espérer une grande facilité dans l'exécution de la mission pour laquelle Adami a été envoyé, car il est impossible que l'argent de Sa Majesté soit manquant, ou qu'il soit manquant sauf par fraude, et Sa Majesté veut qu'il soit exigé et payé à tout prix, et elle ordonne qu'il fasse sa part pour l'exécuter de toutes les manières possibles, sans respect et sans considération pour ce qu'il représente.

Il a toujours été considéré que le fait de faire entrer de l'argent et des biens à Stockholm est une action préjudiciable à Sa Majesté et ne peut avoir d'autre cause que l'usage privé de certains individus, au détriment de Sa Majesté, les biens pouvant être vendus plus avantageusement dans les îles elles-mêmes, aux endroits les plus appropriés, et le produit de ces ventes directement à Texeira.

Ce point exigera toute l'application et la diligence nécessaires, et il faudra presser; et s'il aura besoin d'ordres de la Reine à ce sujet, qu'il sache que Sa Majesté les lui donnera, dans la mesure du possible, avec toute la vigueur requise.

En Poméranie, d'après le rapport présenté, les revenus de Sa Majesté ont dû augmenter régulièrement pendant de nombreuses années; Néanmoins, l'effet produit jusqu'à présent ne semble pas être vu par Sa Majesté avec une grande merveille ni avec préjudice.

Il est nécessaire qu'Adami s'y rende aussi et, avec la plus grande application et diligence, qu'il s'informe de tout et prenne les dispositions nécessaires au mieux, et qu'il informe Sa Majesté précisément de l'état de ces biens, des revenus, des prélèvements et de tout ce qui est nécessaire.

Une liste de toutes les diminutions que Sa Majesté a opérées sur les provisions des ministres lui est remise, afin qu'il puisse voir que la somme déduite revient entièrement au bénéfice de Sa Majesté.

Tous les impôts imposés par le Roi pour le royaume relevant de la juridiction de la Reine doivent lui être versés; par conséquent, la dernière contribution imposée pour la construction de vaisseaux doit être perçue par les auditeurs de Sa Majesté à sa bénéfice.

Le Roi a écrit à Sa Majesté, la priant de la laisser pour le bien de la Couronne, ou du moins de construire son propre vaisseau qui pourrait servir à elle-même et au royaume.

La Reine ne peut se préjudicier en consentant à la contribution qui sera prélevée pour le royaume. Elle l'appliquerait à la construction du vaisseau, mais elle ne peut le faire avant d'avoir payé ses dettes; il est donc nécessaire que la Régence contribue de son autorité effective pour faire que Sa Majesté soit payée ce qui lui est dû.

Concernant les comptes avec Texeira, un point qui demeure obscur a toujours suscité des réflexions. Le contrat stipule que Texeira ne peut percevoir d'intérêts sur les sommes qu'il verse à la Reine avant l'expiration d'un délai de six mois suivant le versement. Ainsi, par exemple, le salaire versé en janvier dernier ne serait dû qu'en juillet, celui de février qu'en août, et ainsi de suite.

Par conséquent, s'il a reçu du gouverneur général le remboursement de sa solde du mois de janvier au mois de juillet, il ne doit pas courir d'intérêts sur ce mois ni sur les mois suivants dont le remboursement n'a pas été effectué dans les six mois. Et ainsi, sur le solde de l'année entière, il ne doit courir aucun intérêt, sauf sur l'échéance non payée dans les six mois. Et il ne doit pas confondre les années et doit courir des intérêts sur le solde restant dû pour la période entière.

Il s'agit là d'un point essentiel qui mérite d'être soigneusement ajusté, mais Adami pourrait le différer à son retour de Suède.

Il ne faut pas non plus tenir compte du fait que, puisque le gouverneur général était obligé, année après année, de faire payer à Texeira les 107 000 écus d’intérêts auxquels il avait droit, Texeira serait tenu par le gouverneur général de lui rembourser les siens, puisqu'il n'a pas rempli ses obligations de paiement par sa propre faute. En effet, Sa Majesté pourrait même exiger de lui une indemnisation pour le préjudice subi du fait du montant excédentaire non recouvré, car on ne saurait présumer qu'une part aussi considérable du total demeure impayée autrement que par la faute ou la négligence grave du gouverneur.

En matière de religion, il doit se gouverner avec la plus grande prudence et ne donner lieu à aucun mécontentement, là où il lui suffit de satisfaire au mieux aux exigences de sa conscience. Surtout, Sa Majesté veut qu'il ne s'immisce pas dans les discussions religieuses d'un Suédois, même si celui-ci, par l'inspiration divine, se convertit au catholicisme ou sollicite son aide, son assistance ou ses conseils à ce sujet. Sa Majesté lui ordonne expressément de ne pas s'impliquer dans de telles affaires et de s'en tenir à l'écart autant que possible.
Christine Alexandra.
Matthieu Santini.

Swedish translation (my own):

Instruktioner som Hennes Majestät givit till kapten Lorenzo Adami på hans uppdrag till Sverige, den 30 maj 1665 i Rom.
Kapten Lorenzo Adami måste resa direkt till Hamburg, informera sig från Texeira om tillståndet för utkrävningarna från Sverige och öarna, och särskilt om de belopp som han vet har överförts till generalguvernören av de underordnade ministrarna, och om hur mycket som återstår att betalas till Texeira själv för de belopp som han betalat fram till dess; och hur mycket som kan finnas kvar i händerna på samma generalguvernör av alla Hennes Majestäts inkomster som har övergått i hans händer sedan det senaste kontraktet.

Han måste därför omedelbart lämna Hamburg utan att granska räkenskaperna till Texeira och inte heller göra upp dem helt, eftersom han kan göra detta bekvämare vid återkomsten, utan först övergå till Sverige med all snabbhet för att så oväntat som möjligt anlända dit.

I Stockholm skall han se till att generalguvernören ger honom en redogörelse för allt som har hänt sedan det första kontraktet som slöts med Texeira fram till nu, och han kommer noggrant att undersöka eventuella bedrägerier eller försumlighet av ministrarna, eller någon annan orsak till remissernas undanhållande.

Beträffande värvningen av dessa, finns det ingen anledning att säga något annat, eftersom detta är det huvudsakliga syftet med hans uppdrag, eftersom han inte måste göra något annat än att göra alla ansträngningar, med all uppmärksamhet, ansökan och flit för att överlämna det som återstår till Texeira av Hennes Majestäts intäkter från tidigare år.

För detta ändamål överlämnas brev från Hennes Majestät till honom för generalguvernörens och befogenhetens och ordningens skull, så att han erkänns som Hennes Majestäts minister och kan få redogörelser avgivna och allt granskat med vad som vidare muntligen kommer att meddelas honom om hur de brev som överlämnas till honom skall användas; utöver de för Hennes Majestäts ministrar som också kommer att skickas till honom för Konungen och för hela Förmyndarregeringen, måste han överlämna dem med lämpliga tjänster.

På var och en av Hennes Majestäts öar skulle det vara nödvändigt för honom att noggrant undersöka inte bara i vilket skick Hennes Majestäts betalningar, räntor och gods är; utan också ministrarnas uppförande, huruvida de belastar undersåtarna till Hennes Majestäts nackdel, om de tar ut mer än sin plikt, om de i lydnad mot Konungen tillåter eller gör skadliga saker, vare sig de frånsäger sig vad som inte förfaller, vare sig genom att ge gäldenärer anstånd eller genom att kompromissa med dem, eller om de på andra sätt bedrar Hennes Majestät och allt det andra som hans försiktighet och skarpsinne kan finna på platsen.

Hennes Majestät vill också att han upprättar en separat skriftlig redogörelse över var och en av de gods och torp eller gårdar av vad slag som Hennes Majestät åtnjuter, i vad deras frukt består, tydligt hur mycket som vanligtvis tas från varje fruktslag, till exempel hur mycket spannmål eller vete varje år, hur mycket bomull, hur mycket gräs eller betesmark och liknande, särskilt i Ösel och Pommern, och hur mycket som har arrenderats tidigare och hur mycket som arrenderas nu, om det har försämrats och varför.

Hur länge räntesänkningen sannolikt kommer att bestå; om den kan återställas till ett bättre skick, och på vilka sätt och till vilken kostnad.

Och vad gäller vad som sägs om öarna, så måste han göra detsamma med Sveriges och Pommerns gods med lika stor flit, men detta kan kanske förbehållas de senare.

Han måste informera om han finner att någon del av Hennes Majestäts inkomst har tillskansats av andra eller försummats.

Medan sekreterare Davisson levde åtnjöt han några uppdrag tack vare Hennes Majestäts generösa belopp på några hundra scudi. Nu när han är död är det nödvändigt att man ser vad de är och samlar in dem till förmån för Hennes Majestät själv.

Vad gäller Hennes Majestäts exemptioner och prerogativer, är det nödvändigt att driva på dem ytterligare och kraftfullt.

Till denna punkt gäller vad som händer med Kalmar stad, rätten att fritt utvinna kopparpengar och utebliven betalning av skatter på kopparutvinning och på vad Hennes Majestät får från sina inkomster, vilket är en högst märklig, högst orättvis och skamlig sak för Sverige att Hennes Majestät, som i alla andra furstars stater åtnjuter fullständig befrielse från alla skatter, inte är befriad från dem i Sverige, där hon har behållit sin suveränitet och där det inte finns någon med befogenhet att få henne att betala dem.

Det är värt att säga att i Sverige betalar till och med Konungen skatter, ty om Konungen betalar dem, betalar han dem till sig själv, vilket är detsamma som att inte betala dem; men Drottningen betalar dem till andra, vilket är detsamma som att bli tyngd av dem som vilken annan undersåte som helst, vilket strider mot all förnuft och mot Konungens och Rikets eget rykte, vilket inte borde kunna lida att inte ha den rättvisa som ges Drottningen i denna del, vilken hon får från alla främmande nationer.

Hennes Majestät skulle personligen ha gjort den resa hon nu anförtror honom, ty eftersom Hennes Majestät innerligt älskar Sverige, ehuru bostaden i Rom har varit hälsosam och behaglig för henne, skulle hon likväl gärna ha föredragit framför denna bostaden i sitt Fädernesland, dit hon fortfarande känner sig starkt kallad av den kärlek som alla Ständerna enhälligt visade henne så levande vid den senaste Riksdagen, då de medgav henne den fria utövandet av den katolska religionen.

Men då Hennes Majestät inte har kunnat uppnå ett fullständigt genomförande av Ständernas goda avsikter på ett sådant sätt att hon i stillhet kan utnyttja dem, är det nödvändigt att Hennes Majestät med sin avsky mildrar den otålighet som hon annars skulle behöva återse Sverige, tills hon helt och hållet erhåller fullständig frihet att utöva den religion hon bekänner sig till, för vilken det, sedan hon lämnat konungariket, inte är möjligt att hon, i den ovisshet i vilken vi befinner oss i varje ögonblick av vårt liv, skulle riskera faran att leva och dö i Sverige utan den hjälp som är nödvändig för sin själs hälsa.

Vilket borde vara desto lättare för Hennes Majestät att uppnå, ty hon inte har något annat mål än att använda det för att tillfredsställa sitt samvete utan att ge andra någon underkastelse eller anledning att i religionsfrågor göra något annat än vad som är inspirerat av Gud.

Emellertid måste han göra allt möjligt för att uppnå den verkan av nämnda eftergift som är nödvändig för att Hennes Majestät skall kunna leva i Sverige som sin jämlike; och när detta är uppnått, kommer han att söka vilken bostad som skulle vara mest bekväm och anständig för Hennes Majestät och kommer att underrätta henne om sin åsikt därom och om de egenskaper och förhoppningar som skulle eftersträvas.

Riksmarskens bostad har föreslagits Hennes Majestät, och den verkar vara gjord i italiensk stil, och därför är Hennes Majestät inte missnöjd med den, så han kommer också att meddela om den allt som han anser värt att uppmärksamma. Hennes Majestät skulle fortfarande vara benägen att köpa den, men inte innan hon har betalat sina skulder.

Om man i Sverige kunde utkräva alla Hennes Majestäts inkomster som finns kvar sedan hennes återkomst, råder det ingen tvekan om att det skulle finnas tillräckligt med summa för att betala hennes skulder och göra liknande eller andra inköp.

Adami själv vet att avtalet, baserat på generalguvernörens rapporter och löften, gick ut på att Texeira skulle få 96,000 daler och 11,000 daler i skuldavskrivning. Vem skall beräkna resten av denna summa, från och med augusti 1662, utöver den avsättning Hennes Majestät har tagit för sig själv på endast 5,000 daler per månad? Man kommer att se att i augusti detta år, 1665, representerar den enkla utbetalningen på 3,000 daler per månad — som Hennes Majestät har upphört att driva in — 108,000 daler, och de 11,000 som reserverats för skulder blir 33,000, så att det totalt skulle bli 141,000 daler.

Och utöver dessa finns de ökningar av inkomsterna som Pommern borde ha givit, en del av den sten som också har sålts, och avdragen från de provianter som Hennes Majestät har tagit från många ministrar, vilket allt borde öka summan till förmån för Hennes Majestät, som, ehuru hon har givit några pensioner eller gåvor i Sverige, inte har varit av en summa som kan anses vara ansenlig i jämförelse med ett så stort överskott. Därför är det i detta nödvändigt att Adami med all sin anda och iver strävar efter att återkräva de insamlade pengarna från ministrarna och få dem utbetalda till Texeira, och om de förblir i arrendatorernas eller böndernas händer, att samla in dem för samma ändamål.

Under det sista året, 1660, som Drottningen var i Rom, när hennes intressen i Sverige var i det värsta skick de någonsin lidit, anlände 94,000 dukater till Rom på mindre än tolv månader, betalda av Nunes. Det är verkligen något som skulle få en som nu tjänar Hennes Majestät att, efter att hennes närvaro hade fört saker och ting där till ett så gott skick, förbättrat dem och gynnat alla, från den första dagen av hennes avresa till nu har så stor skada lidits, och i uppenbar strid med avtalet och med vad generalguvernören själv har lovat skriftligen varje år.

Allt detta måste få en att hoppas på stor lätthet i att utföra det som Adami har blivit sänd för, ty det är omöjligt att Hennes Majestäts pengar saknas, och de skulle inte saknas annat än genom bedrägeri, och Hennes Majestät vill att de skall indrivas och betalas till varje pris, och hon befaller att han skall göra sin del för att utföra det på alla sätt utan respekt och utan hänsyn till vad det är.

Det har alltid ansetts att det är skadligt för Hennes Majestät att man för in pengar och varor i Stockholm och att det inte kan ha någon annan orsak än vissa individers privata bruk, till Hennes Majestäts nackdel, ty varorna kan användas till större fördel inom öarna själva på de mest lämpliga platserna och intäkterna överföras direkt till Texeira.

Och denna punkt kommer att kräva all flit och måste betonas; och om han behöver befallningar från Drottningen i frågan, må han veta att Hennes Majestät kommer att ge dem, så långt det är lämpligt, med all kraft.

I Pommern, enligt den givna rapporten, måste Hennes Majestäts inkomster ha ökat stadigt under många år; likväl verkar effekten hittills inte ses av Hennes Majestät med någon större förvåning eller prejudis.

Det är nödvändigt att Adami också beger sig dit och med största omsorg och flit informerar sig om allt och sörjer för det på bästa sätt och informerar Hennes Majestät exakt om tillståndet för dessa varor och om inkomsterna och om utkrävningarna och om allt som behövs.

En lista över alla minskningar som Hennes Majestät har gjort av ministrarnas avsättningar ges till honom, så att han kan se att den avdragna summan helt och hållet går till Hennes Majestäts fördel.

Alla skatter som Konungen påför för riket inom Drottningens jurisdiktion måste betalas till henne, och därför måste det sista bidraget som påförs för byggande av skepp uppbäras av Hennes Majestäts auditörer till hennes förmån.

Konungen har skrivit till Hennes Majestät, bedjande henne att lämna det till förmån för Kronan, eller åtminstone bygga ett eget skepp som kan tjäna henne själv och riket.

Drottningen kan inte skada sig själv genom att samtycka till att bidraget tas ut för riket. Hon skulle vilja använda det till skeppets byggande, men hon kan inte göra det innan hon har betalat sina skulder; och därför är det nödvändigt att Förmyndarregeringen bidrar med sin effektiva auktoritet för att säkerställa att Hennes Majestät får betalt vad man är skyldig henne.

Beträffande räkenskaperna hos Texeira har man här alltid reflekterat över en punkt som fortfarande är oklar. Kontraktet föreskriver att Texeira inte kan få ränta på de pengar han betalar ut till Drottningen förrän sex månader efter utbetalningen. På så sätt skulle till exempel månadslönen han betalade i januari förfalla först i juli, och likaså skulle månadslönen för februari förfalla först i augusti, och så vidare.

Om han därför fick ersättning från generalguvernören för januari månads lön i juli månad, skall han inte påföra ränta för den månaden eller för efterföljande månader vars betalning ännu inte har återbetalats inom sex månader. Och således skall han på hela årets saldo inte påföra någon ränta förutom för den delbetalning som inte har betalats inom sex månader. Och han får inte förväxla ett år med ett annat, och han måste påföra ränta på allt som återstår för hela perioden.

Detta är verkligen en punkt för stor beaktande och som förtjänar att noggrant justeras, men Adami får skjuta upp det till sin återkomst från Sverige.

Inte heller bör man beakta att eftersom generalguvernören år efter år var tvungen att låta Texeira betala de 107,000 scudi i ränta som han kunde kräva, skulle Texeira bli skyldig av generalguvernören att återbetala honom sin egen, eftersom han genom eget fel inte har uppfyllt vad han var skyldig att betala. Hennes Majestät skulle till och med kunna kräva ersättning av honom för skadorna av det överskjutande belopp som förblir odrivet, eftersom det inte kan antas att en så betydande del av det totala beloppet förblir obetalt på grund av något annat än guvernörens fel eller grova vårdslöshet.

I religionsfrågor måste han styra sig med största försiktighet och utan att ge anledning till missnöje i de trakter där det måste vara tillräckligt för honom att så gott han kan uppfylla sitt eget samvetes skyldigheter. Framför allt vill Hennes Majestät att han inte skall blanda sig i eller bli indragen i diskussioner med någon svensk som helst om religiösa frågor, även om det finns någon som genom gudomlig inspiration söker sig till den katolska religionen eller ber om hans hjälp, bistånd eller råd i detta avseende. Hennes Majestät befaller honom uttryckligen att inte inblanda sig i sådana frågor, utan att hålla sig borta från dem på bästa möjliga sätt.
Kristina Alexandra.
Matteo Santini.

English translation (my own):

Instructions given by Her Majesty to Captain Lorenzo Adami on his mission to Sweden, on May 30, 1665, in Rome.
Captain Lorenzo Adami must go straight to Hamburg, inform himself from Texeira about the state of the exactions from Sweden and the islands, and particularly about the sums that he knows have been remitted to the Governor General by the subordinate ministers, and about how much remains to be paid to Texeira himself for the sums paid by him up to that time; and of how much may remain in the hands of the same Governor General of all Her Majesty's revenues which have passed into his hands since the last contract.

He will therefore have to leave Hamburg immediately without reviewing the accounts to Texeira, nor settling them entirely, as he can do this more conveniently on his return, but first pass to Sweden with all celerity in order to arrive there as unexpectedly as possible.

In Stockholm he will ensure that the Governor General gives him an account of everything that has happened since the first contract made with Texeira until now, and he will diligently investigate any frauds or negligence of the ministers, or any other cause for the withholding of the remittances.

Concerning the solicitation of these, there is no need to say anything else, because this is the principal aim of his mission, as he must do nothing else than to make every effort, with all attention, application and diligence to remit to Texeira what remains of Her Majesty's revenues from past years.

For this purpose, letters from Her Majesty are delivered to him for the Governor General and the authority and order, so that he is recognised as Her Majesty's minister and can have accounts rendered and everything reviewed with what further that will be told to him verbally about the way to use the letters that are delivered to him; in addition to those for Her Majesty's ministers which will also be sent to him for the King and for the whole Regency, he will have to deliver them with the appropriate offices.

On each of Her Majesty's islands it would be necessary for him to go and to inquire minutely not only in what state Her Majesty's payments, rents and estates are; but also of the conduct of the ministers, whether they are burdening the subjects to Her Majesty's detriment, whether they are taking more than their duty, whether in obedience to the King they are permitting or doing prejudicial things, whether they alienate what is not due, whether by giving extensions to debtors or by compromising with them, or whether in other ways they defraud Her Majesty and all the rest which his prudence and sagacity will be able to find in the place.

Her Majesty also wants him to make a separate written relation of each of the estates and crofts or farms of whatever kind that Her Majesty enjoys, in what their fruit consists, distinctly how much is usually drawn from each type of fruit, for example how much of grain or wheat each year, how much of cotton, how much of grass or pasture and the like, particularly in Ösel and Pomerania, and how much has been rented in the past and how much is rented now, whether it has deteriorated and why.

How long the diminution of rent is likely to last; whether it can be remitted to a better state, and by what means and at what expense.

And as for what is said about the islands, he will have to do the same with the estates of Sweden and of Pomerania with equal diligence, but this can perhaps be reserved for the latter.

He must inform if he finds any part of Her Majesty's income usurped by others or neglected.

Secretary Davisson, while he lived, enjoyed some assignations through Her Majesty's generosity of a few hundred scudi. Now that he is dead, it is necessary that one see what they are and collect them for the benefit of Her Majesty herself.

As for Her Majesty's exemptions and prerogatives, it is necessary to press them further and vigorously.

To this point appertains what happens with the city of Kalmar, the right to freely extract copper money, and the non-payment of taxes on the extraction of copper and on what Her Majesty derives from her revenues, it being a most strange, most unjust and shameful thing for Sweden that Her Majesty, who in the states of every other prince enjoys complete exemption from all taxes, is not exempt from them in Sweden, where she has retained her sovereignty and where there is no one with the authority to make her pay them.

It is worth saying that in Sweden even the King pays taxes, because if the King pays them, he pays them to himself, which is the same as not paying them; but the Queen pays them to others, which is the same as being burdened by them like any other subject, which is against all reason and against the reputation of the King and of the Kingdom itself, which should not be able to suffer not having in this part the justice given to the Queen that she receives from all foreign nations.

Her Majesty would have made in person the journey she now entrusts to him, because, as Her Majesty loves Sweden dearly, although the residence in Rome has been salubrious and pleasant for her, she would nevertheless have gladly preferred to this one that of her Fatherland, where she still feels strongly called by the love that all the Estates unanimously showed her so vividly at the last Riksdag, conceding to her the free exercise of the Catholic religion.

But, Her Majesty not having been able to obtain the complete execution of the good intentions of the Estates in such a way that she can quietly make use of them, it is necessary that Her Majesty moderate with her disgust the impatience that she would otherwise have to see Sweden again, until she fully and equally obtains the complete freedom of the exercise of the religion that she professes, for which, having left the possession of the kingdom, it is not possible that, in the uncertainty in which we are at every moment of our life, she should risk the danger of living and dying in Sweden without the aid necessary for the health of her soul.

Which should be all the easier for Her Majesty to obtain, as she has no other aim than to use it for the satisfaction of her conscience without giving any subjection or occasion to others to do in matters of religion anything other than what is inspired by God.

In the meantime, he will have to make every possible effort to obtain the effect of the said concession with that fullness which is necessary for Her Majesty to be able to live in Sweden as his equal; and when this is achieved, he will seek what dwelling there might be that which would be most comfortable and decorous for Her Majesty and will notify her of his opinion on it and of the qualities and hopes that would be sought.

The Grand Constable's dwelling has been proposed to Her Majesty, and it seems to be made in the Italian style, and therefore Her Majesty is not displeased with it, so he will also notify about it everything which he deems worthy of notice. Her Majesty would still be inclined to buy it, but not before having paid her debts.

If one could exact in Sweden all Her Majesty's revenues that remain since her return, there is no doubt that there would be enough of a sum to pay her debts and to make similar or other purchases.

Adami himself knows that the agreement, based on the Governor General's reports and promises, was to have Texeira be paid 96,000 dalers and 11,000 dalers in discharge of the debt. Who will calculate the remainder of this sum, from August 1662 onwards, in addition to the provision Her Majesty has taken for herself of only 5,000 dalers per month? One will see that in August of this year, 1665, the single instalment of 3,000 dalers per month — which Her Majesty has ceased to collect — represents 108,000 dalers, and the 11,000 reserved for debts makes 33,000, so that in total there would be 141,000 dalers.

And in addition to these, there are the increases in the revenues that Pomerania should have given, some portion of the stone that has also been sold, and the deductions from the provisions that Her Majesty has taken from many ministers, which should all increase the sum in benefit of Her Majesty, who, although she has given some pensions or gifts in Sweden, has not been of a sum that can be considered considerable in comparison with such a large surplus. Therefore, in this it is necessary that Adami endeavour with all his spirit and application to recover the collected money from the ministers and have it paid to Texeira, and if it remains in the hands of the tenants or villains [peasants], to collect it for the same purpose.

In the last year, 1660, that the Queen was in Rome, when her interests in Sweden were in the worst state they had ever suffered, 94,000 ducats arrived in Rome in less than twelve months, paid by Nunes. It is truly something that would make one who now serves Her Majesty blush that, after her presence had brought things there to such a good state, improved them and advantaged everyone, from the first day of her departure until now such great damage has been suffered, and in evident breach of the agreement and of what the Governor General himself has promised in writing each year.

All this must make one hope for great facility in executing what Adami has been sent for, because it is impossible for Her Majesty's money to be missing, nor it be missing except through fraud, and Her Majesty wants it to be exacted and paid at all costs, and she commands that he do his part to execute it in every way without respect and without consideration for what it is.

It has always been considered that making money and goods go into Stockholm is a course of action prejudicial to Her Majesty and can have no other cause than the private use of certain individuals, to Her Majesty's detriment, the goods being able be disposed of to greater advantage within the islands themselves in the most convenient locations and the proceeds remitted directly to Texeira.

And this point will require every application and diligence and will have to be pressed; and if he will need orders from the Queen on the matter, may he know that Her Majesty will give them, as far as is convenient, with every vigour.

In Pomerania, according to the report given, Her Majesty's revenues must have been increasing steadily for many years; nevertheless, the effect so far does not appear to be viewed by Her Majesty with great surprise or prejudice.

It is necessary that Adami go there too and, with the utmost application and diligence, inform himself of everything and provide for it in the best way and inform Her Majesty precisely of the state of those goods and of the income and of the exactions and of everything that is needed.

A list of all the diminutions that Her Majesty has made from the ministers' provisions is being given to him, so that he can see that the sum deducted goes entirely to Her Majesty's benefit.

All taxes imposed by the King for the kingdom within the Queen's jurisdiction must be paid to her, and therefore the last contribution imposed for the construction of ships must be collected by Her Majesty's auditors for her benefit.

The King has written to Her Majesty, begging her to leave it for the benefit of the Crown, or at least to build a ship of her own which could serve herself and the kingdom.

The Queen cannot prejudice herself by consenting to the contribution to be levied for the kingdom. She would apply it to the ship's construction, but she cannot do so before having paid her debts; and therefore it is necessary that the Regency contribute its effective authority to ensure that Her Majesty is paid what is owed.

Concerning the accounts with Texeira, reflection has always been made here on a point that remains unclear. The contract stipulates that Texeira cannot receive interest on the money he disburses to the Queen until six months after the disbursement. In this way, for example, the month's pay he paid this past January would only be due in July, and likewise the month's pay for February would only be due in August, and so on.

Therefore, if he received reimbursement from the Governor General for January's month's pay in the month of July, he should not accrue interest on that month or on subsequent ones, the payment of which has not yet been reimbursed within six months. And thus, in the balance for the entire year, he should accrue no interest except for the installment that has not been paid within six months. And he must not confuse one year with another, and he must accrue interest on all that remains for the entire period.

This is truly a point of great consideration and which deserves to be carefully adjusted, but Adami may defer it until his return from Sweden.

Nor should it be taken into consideration that, since the Governor General was obliged year by year to make Texeira pay the 107,000 scudi interest he could claim, Texeira would be required by the governor general to repay him his own, since, through his own fault, he has not fulfilled what he was obliged to pay. Indeed, Her Majesty could even demand from him compensation for the damages of the excess amount that remains uncollected, since it cannot be presumed that such a considerable portion of the total remains unpaid due to anything other than the fault or gross negligence of the Governor.

In matters of religion, he must govern himself with the utmost caution and without giving any occasion for displeasure in those parts where it must be enough for him to satisfy the obligations of his own conscience as best he can. Above all, Her Majesty wants him not to interfere or become involved in discussions with any Swede on religious matters, even if there is anyone who, by divine inspiration, applies to the Catholic religion or asks for his help, assistance, or advice in this regard. Her Majesty expressly commands him not to involve himself in such matters, but to keep himself away from them in the best way possible.
Kristina Alexandra.
Matteo Santini.


Above: Kristina.


Above: Lorenzo Adami.

Note: Ösel is the old German and Swedish name for the Estonian island of Saaremaa.

Wednesday, December 10, 2025

Summary of Coenraad van Beuningen's letter to the government of the United Provinces in The Hague, dated July 30/August 9 (New Style), 1653

Source:

Handlingar rörande Sverges historia, volume 4, page 285, published by Anders Fryxell, 1843


The letter summary:

... [Stockholm] d. 9 Aug. 1653. — Pimentellis transportsskepp hade passerat sundet; om fjorton dagar skulle han resa, åtföljd af Klas Tott, som ville besöka Nederländerna och spanska lägret.

With modernised spelling:

... [Stockholm] den 9 augusti 1653. — Pimentellis transportsskepp hade passerat Sundet; om fjorton dagar skulle han resa, åtföljd av Claes Tott, som ville besöka Nederländerna och spanska lägret.

English translation (my own):

... Stockholm, August 9, 1653. — Pimentel's transport ship had passed the Sound; in a fortnight he would depart, accompanied by Claes Tott, who wanted to visit the Netherlands and the Spanish camp.

Summary of Coenraad van Beuningen's letter to the government of the United Provinces in The Hague, dated July 24/August 3 (New Style), 1653

Source:

Handlingar rörande Sverges historia, volume 4, pages 284 to 285, published by Anders Fryxell, 1843


The letter summary:

... [Stockholm] d. 3 Aug. 1653. — Några fulla personer hade kastat stenar på portugisiska ministerns hus; de varnades fåfängt; residenten med väpnadt folk dref bort dem, några sårades; Kristina lofvat straffa ofoget. Andra natten derefter kastades en stor kiselsten in uti franska residentens kabinett, tätt förbi hans hufvud; orsaken ansågs blott öfverdådighet. — Ulfeld skulle resa bort, man viste ej hvart.

With modernised spelling:

... [Stockholm] den 3 augusti 1653. — Några fulla personer hade kastat stenar på portugisiske ministerns hus; de varnades fåfängt; residenten med väpnat folk drev bort dem, några sårades; Kristina lovat straffa ofoget. Andra natten därefter kastades en stor kiselsten in uti franske residentens kabinett, tätt förbi hans huvud; orsaken ansågs blott överdådighet. — Ulfeldt skulle resa bort, man visste ej vart.

English translation (my own):

... Stockholm, August 3, 1653. — Some drunken people had thrown stones at the Portuguese minister's house; they were warned in vain; the resident with armed men drove them away, some were wounded; Kristina promised to punish the mischief. The second night after that a large pebble was thrown into the French resident's cabinet, just past his head; the cause was considered to be mere extravagance. — Ulfeldt was to travel away, it was not known where to.


Above: Kristina.


Above: Corfitz Ulfeldt.


Above: Coenraad van Beuningen.

Summary of Coenraad van Beuningen's letter to the government of the United Provinces in The Hague, dated July 16/26 (New Style), 1653

Source:

Handlingar rörande Sverges historia, volume 4, page 284, published by Anders Fryxell, 1843


The letter summary:

... [Stockholm] d. 26 Juli 1653. — Skeppet, som skulle bortföra Pimentelli, låg ännu 4 à 5 mil härifrån i skären, emedan folket gjort uppror emot kapten, klagande öfver dåligt munförråd. Två af dem fängslades. Härigenom uppsköts Pimentellis resa ännu i två veckor, fast han redan haft afskedsaudiens. — Portugal påstod, att svenska fästet på Guinea vore anlagdt på Portugals grund och borde rifvas. Axel Oxenstjerna nekade till båda; fästet stärktes att skydda handeln.

With modernised spelling:

... [Stockholm] den 26 juli 1653. — Skeppet som skulle bortföra Pimentelli låg ännu 4 à 5 mil härifrån i skären, emedan folket gjort uppror emot kapten, klagande över dåligt munförråd. Två av dem fängslades. Härigenom uppsköts Pimentellis resa ännu i två veckor, fast han redan haft avskedsaudiens. — Portugal påstod att svenska fästet på Guinea vore anlagt på Portugals grund och borde rivas. Axel Oxenstierna nekade till båda; fästet stärktes att skydda handeln.

English translation (my own):

... Stockholm, July 26, 1653. — The ship that was to carry Pimentel away was still 4 to 5 miles from here in the archipelago, because the people had rebelled against the captain, complaining about poor food provisions. Two of them were imprisoned. This postponed Pimentel's journey for another two weeks, although he had already had a farewell audience. — Portugal claimed that the Swedish fortress on Guinea was built on Portuguese soil and should be demolished. Axel Oxenstierna denied both; the fortress was strengthened to protect trade.

Summary of Coenraad van Beuningen's letter to the government of the United Provinces in The Hague, dated June 4/14 (New Style), 1653

Source:

Handlingar rörande Sverges historia, volume 4, page 284, published by Anders Fryxell, 1843


The letter summary:

... [Stockholm] d. 14 Juni 1653. — Pimentelli hade fått befallning återgå till Spanien; Kristina lät för honom utrusta ett örlogsfartyg af 52 kanoner, som gick från Stockholm till Göteborg att der emottaga Pimentelli; han skulle resa veckan efter midsommar. — Kejsarn hade skrifvit och tackat Kristina för hennes hjelp vid nya kejsarvalet.

With modernised spelling:

... [Stockholm] den 14 juni 1653. — Pimentelli hade fått befallning återgå till Spanien; Kristina lät för honom utrusta ett örlogsfartyg av 52 kanoner, som gick från Stockholm till Göteborg att där emottaga Pimentelli; han skulle resa veckan efter midsommar. — Kejsaren hade skrivit och tackat Kristina för hennes hjälp vid nya kejsarvalet.

English translation (my own):

... Stockholm, June 14, 1653. — Pimentel had been ordered to return to Spain; Kristina had a warship of 52 guns equipped for him, which went from Stockholm to Gothenburg to receive Pimentel there; he was to leave the week after midsummer. — The Emperor had written and thanked Kristina for her help in the election of the new Emperor.


Above: Kristina.


Above: Antonio Pimentel.


Above: Coenraad van Beuningen.

Tuesday, December 9, 2025

Biographical article on Kristina in "Biographie universelle classique", year 1829

Source:

Biographie universelle classique, ou Dictionnaire historique portatif, prèmiere partie: A—G, pages 629 to 630, published by "a society of men of letters" (une société de gens de lettres), 1829; original at the New York Public Library



Above: Kristina.

The article:

CHRISTINE, reine de Suède, née en 1626, fille du roi Gustave-Adolphe, et de Marie-Eléonore de Brandebourg, succéda à son père, m. en 1632, à la bataille de Lutzen. Gustave avait voulu que l'unique héritière de ses états fût élevée d'une manière forte et mâle, et qu'on l'instruisit dans toute les sciences qui pouvaient orner son esprit et communiquer une grande énergie à son caractère. L'éducation de Christine, devenue reine, fut continuée d'après le plan tracé par son illustre père. Douée d'une vive imagination, d'une mémoire heureuse et d'une intelligence rare, elle fit un peu de temps des progrès rapides et apprit les langues anciennes, l'hist., la géographie, la politique; mais en même temps elle signalait déjà cette singularité de conduite et de caractère qui eut tant d'influence sur les actes de sa vie. Se plaisant à tous les exercices violens, on avait beaucoup de peine à lui faire observer les usages et les convenances que prescrivait l'étiquette de la cour. Parmi les membres qui composaient le conseil de régence, la jeune Christine sut distinguer le chancelier Oxenstiern (v. ce nom), lui donna toute sa confiance, et se forma, d'après ses avis, à l'art de régner. Convaincus de la maturité de sa raison, les états du royaume, assemblés en 1642 [sic], l'engagèrent à prendre les rênes du gouvernement; mais Christine crut devoir différer encore pendant deux ans, alléguant son âge et son peu d'expérience. Ce délai expiré, elle se mit à la tête des affaires, termina d'abord la guerre avec le Danemarck, commencée en 1644, et, par la traité qu'elle fit conclure en 1645, elle obtint la cession de plusieurs provinces. Elle soutint ensuite dans plus. occasions l'honneur de sa couronne et la dignité de son pays. Son alliance fut recherchée par la France, l'Espagne, l'Angleterre, la Hollande; elle promulgua plus. édits favorables au commerce, et perfectionna les institutions savantes et littéraires créées sous les règnes précédens. Un vœu général se manifestait pour qu'elle fît choix d'un époux, et assurât ainsi la succession au trône; mais elle s'y refusa en disant à ceux qui la pressaient à ce sujet: «J'aime mieux vous désigner un bon prince et un successeur capable de gouverner avec sagesse et gloire; ne me forcez donc point au mariage; il peut naître de moi un Néron aussi bien qu'un Auguste.» Ce successeur dont parlait Christine était le prince Charles-Gustave, son cousin-germain, dont elle avait déjà refusé la main, mais qu'elle désigna aux états en 1649, comme devant la remplacer un jour sur le trône. Peu de temps après, le système d'administration et de conduite qu'elle avait suivi jusqu'alors changea d'une manière frappante. Négligeant les conseils d'Oxenstiern et des autres ministres, elle écouta ceux de plus. favoris ambitieux. Le trésor de l'état fut prodigué, les titres et les distinctions échurent en partage à des hommes corrompus ou sans talens. Environnée d'embarras et de difficultés, Christine voulut abdiquer le gouvernement; mais sur les représent. d'Oxenstiern et des anciens ministres qui espéraient que les années ramèneraient la reine à des idées plus sages, elle reprit la direction des affaires avec une nouvelle fermeté, et dissipa pour quelq. temps les nuages qui s'étaient élevés autour du trône de Suède. Elle reprit son goût pour l'étude; elle correspondit avec un gr. nomb. de sav. de l'Europe, et en appela plusieurs à sa cour. On peut croire que la societé habituelle de ces étrangers inspira à Christine du dégoût pour son pays, qui présentait encore peu d'attraits sous le rapport des lettres, des arts et de l'élégance des manières. De nouv. embarras s'étant manifestés dans l'administration, une conspiration (v. Messénius) ayant menacé non-seulement les favoris de Christine, mais encore cette reine elle-même, elle forma de nouveau la résolut. d'abdiquer le trône, et resta inébranlable dans ce dessein. Les états furent assemblés par son ordre à Upsal en 1654; elle leur fit part de sa résolution et déposa, en leur présence, les insignes de la royauté, pour les remettre au prince Charles-Gustave, se réservant le revenu de quelq. terres en Suède et en Allemagne, l'indépendance entière de sa personne, et une autorité absolue sur tous les individus qui composeraient sa suite ou sa maison. Elle n'avait point encore atteint sa 33e année [sic]. Ayant quitté la Suède peu de jours après, elle traversa le Danemarck, une partie de l'Allemagne septentrion., et se rendit à Bruxelles, où elle fit une entrée solennelle et où elle s'arrêta quelq. temps. Pendant son séjour dans cette ville, elle abjura, dit-on, le luthéranisme dans une entrevue secrète avec l'archiduc d'Autriche, Léopold, les comtes de Fuen-Saldagna, Montecuculli et Pimentel. Elle fit ensuite une abjuration plus solennelle dans la cathéd. d'Inspruck. De cette dernière ville elle alla à Rome, puis vint en France en 1656, s'arrêta quelq. jours à Fontainebleau, se rendit à Compiègne où résidait la cour, et de là à Paris. L'horreur générale qu'inspira le meurtre de Monaldeschi, gr.-écuyer de Christine, assassiné par ses ordres à Fontainebleau, dans un second voyage qu'elle fit à cette résidence royale en 1657, décida cette reine à quitter la France pour se rendre à Rome, où Alexandre VII lui assigna une pension de 12,000 écus romains. Charles-Gustave étant m. en 1660, Christine entreprit un voyage en Suède, avec l'espoir de rentrer en possession d'une couronne qu'elle regrettait. Mais les états, loin d'être disposés à la lui rendre, lui tirent signer un acte formel de renonciation. Elle revint à Rome pour la troisième fois, puis retourna en Suède en 1666 [sic], n'osa point aller jusqu'à Stockholm, fit un séjour à Hambourg, aspira à la couronne de Pologne, vit sa demande rejetée par les Polonais, reprit ensuite le chemin de l'Italie, et se fixa enfin à Rome, où elle m. en 1689. «Les inégalités de la conduite, de l'humeur et des goûts de Christine», dit d'Alembert, «le peu de décence qu'elle mit dans ses actions, le peu d'avantage qu'elle tira de ses connaissances et de son esprit pour faire le bonheur de ses peuples; sa fierté souvent déplacée, ses discours équivoques sur la religion qu'elle avait quittée, et sur celle qu'elle avait embrassé, enfin la vie pour ainsi dire errante qu'elle avait menée chez des étrangers qui ne l'aimaient pas, tout cela justifie plus qu'elle n'a cru la brieveté de l'épitaphe qu'elle voulut faire inscrire sur son tombeau: Vixit Christina annos 63. (Christine a vécu 63 ans).» Le pape Alexandre VIII y fit placer une inscription beaucoup plus longue. Christine a laissé quelques opuscules dans lesquels on retrouve son caractère; ce sont: Ouvr. de loisir, ou Maximes et sentences; Reflexions sur la vie et les actions d'Alexandre; Mem. de ma vie, dedié à Dieu; un Recueil de lettres secrètes, dont l'authenticité n'est pas bien prouvée. Les ouvr. de Christine ont été recueillis, pour la plupart, dans les Mém. concernant cette princesse, par le savant Archenholz (v. ce nom), Amsterdam, 1751-59 [sic], 4 vol. in-4. C'est de cet ouvr. que Lacombe a tiré sa vie de Christine, et d'Alembert ses Réflexions et anecdotes sur cette même reine. Colomiez a publié les Lettres de la reine de Suède, in-12, sans date.

English translation (my own):

KRISTINA, Queen of Sweden, born in 1626, daughter of King Gustav Adolf and Maria Eleonora of Brandenburg, succeeded her father, who died in 1632 at the Battle of Lützen. Gustav had wished that the sole heir to his kingdom be raised in a strong and masculine manner, and that she be instructed in all the sciences that could enrich her mind and instill great energy in her character.

Kristina's education, after becoming Queen, was continued according to the plan laid out by her illustrious father. Gifted with a vivid imagination, a remarkable memory, and exceptional intelligence, she made rapid progress for a time, learning ancient languages, history, geography and politics; but at the same time, she already displayed that singularity of conduct and character that would so profoundly influence the course of her life. Enjoying all forms of physical exertion, it was very difficult to make her observe the customs and conventions prescribed by court etiquette.

Among the members of the regency council, the young Kristina knew to distinguish Chancellor Oxenstierna (see this name), placed her complete trust in him, and, following his advice, learned the art of ruling. Convinced of the maturity of her reason, the Estates of the Realm, assembled in 1642 [sic], urged her to take the reins of government; but Kristina felt she should postpone for another two years, citing her age and lack of experience.

This delay having expired, she took charge of affairs, first ending the war with Denmark, which had begun in 1644; and, through the treaty she negotiated in 1645, she obtained the cession of several provinces. She then pursued further occasions honouring her crown and the dignity of her country.

Her alliance was sought by France, Spain, England and Holland; she promulgated numerous edicts favourable to commerce and perfected the learned and literary institutions created under previous reigns.

A general desire arose for her to choose a husband and thus secure the succession to the throne; but she refused, saying to those who pressed her on this subject: "I prefer to designate a good prince and a successor capable of governing with wisdom and glory; therefore, do not force me into marriage; a Nero just as well as an Augustus could be born from me."

This successor of whom Kristina spoke was Prince Karl Gustav, her first cousin, whose hand she had already refused, but whom she designated to the Estates in 1649 as one who would one day replace her on the throne.

Shortly afterward, the system of administration and conduct she had followed until then changed strikingly. Ignoring the advice of Oxenstierna and the other ministers, she listened to that of more ambitious favourites. The state treasury was squandered, and titles and honours were bestowed upon corrupt or talentless men. Beset by burdens and difficulties, Kristina wanted to abdicate the government; but, at the representations of Oxenstierna and the former ministers, who hoped that time would bring the Queen to wiser thinking, she resumed the direction of affairs with renewed firmness and, for a time, dispelled the clouds that had gathered around the Swedish throne.

She rediscovered her love of learning; she corresponded with a great many scholars from across Europe and summoned several to her court. It is reasonable to believe that the frequent company of these foreigners instilled in Kristina a disgust for her country, which still held little appeal in terms of literature, the arts and elegant manners.

New difficulties having arisen in the administration, and a conspiracy (see Messenius) having threatened not only Kristina's favourites, but also the Queen herself, she again resolved to abdicate the throne and remained steadfast in this intention. The Estates were assembled by her order at Uppsala in 1654; she informed them of her decision and, in their presence, laid down the royal insignia, handing them over to Prince Karl Gustav, reserving for herself the revenue from certain lands in Sweden and Germany, complete personal independence, and absolute authority over all the individuals who would comprise her suite or her household. She had not yet reached her 33rd year [sic].

Having left Sweden a few days later, she crossed Denmark and part of northern Germany and went to Brussels, where she made a solemn entry and stayed for some time. During her stay in that city, she reportedly abjured Lutheranism in a secret meeting with Archduke Leopold of Austria and the Counts Fuensaldaña, Montecuccoli and Pimentel. She then made a more solemn abjuration in the cathedral in Innsbruck.

From Innsbruck she went to Rome, then came to France in 1656, stopped for a few days at Fontainebleau, went to Compiègne, where the court resided, and from there to Paris.

The general horror inspired by the murder of Monaldeschi, Kristina's grand equerry, assassinated on her orders at Fontainebleau during her second visit to this royal residence in 1657, prompted the Queen to leave France for Rome, where Alexander VII granted her a pension of 12,000 Roman écus.

When Karl Gustav died in 1660, Kristina embarked on a journey to Sweden, hoping to regain the crown she longed for. But the Estates of Sweden, far from being willing to return it to her, forced her to sign a formal act of renunciation.

She returned to Rome for the third time, then went back to Sweden in 1666 [sic], did not dare go as far as Stockholm, stayed in Hamburg, aspired to the Polish crown, saw her claim rejected by the Poles, then returned to Italy, and finally settled in Rome, where she died in 1689.

"Kristina's inconsistencies in conduct, humour and tastes", said d'Alembert, "the lack of decency she displayed in her actions, the little advantage she derived from her knowledge and intellect to bring happiness to her people; her often misplaced pride, her equivocal pronouncements on the religion she had abandoned and on the one she had embraced; and finally, the almost wandering life she led among foreigners who did not love her — all this justifies, more than she believed, the brevity of the epitaph she wished to have inscribed on her tomb: Vixit Christina annos 63 (Kristina lived 63 years)."

Pope Alexander VIII had a much longer inscription placed there.

Kristina left behind a few short works, in which her character is evident; these are: Ouvrage de loisir, or Maximes et sentences; Réflexions sur la vie et les actions d'Alexandre; Mémoires de ma vie, dédié à Dieu; a Recueil de lettres secrètes, the authenticity of which is not well-proven.

Most of Kristina's works were collected in the Mémoires concerning this princess, by the scholar Arckenholtz (see this name), Amsterdam, 1751-59 [sic], 4 vols. in-4. It is from this work that Lacombe derived his Vie de Christine, and d'Alembert his Réflexions et anecdotes on this same Queen. Colomiès published the Lettres de la reine de Suède, in-12, undated.

Note: Kristina died at age 62, not 63. It seems that even as late as at the 17th century, at least when writing in Latin, that some people used the ancient Roman age reckoning system that one was already one year old at birth, similar to traditional Chinese age reckoning both in the past and still today.