Thursday, September 18, 2025

Cardinal Sforza Pallavicino on Kristina's financial troubles, her early relationship with Pope Alexander VII, and her getting ready for and setting off on 1656 visit to France (New Style dates used)

Source:

Descrizione del primo viaggio fatto a Roma dalla regina di Svezia, Cristina Maria, convertita alla religione cattolica e delle accoglienze quivi avute sino alla sua partenza, pages 89 to 109, by Cardinal Sforza Pallavicino, published in 1838; original at the Getty Research Institute



Above: Kristina.

The account:

Intanto, contra ogni aspettazione della reina, ma secondo quella di tutti gli altri, dagli Svezzesi erasi a lei confiscato ogni suo avere. Imperocchè quantunque da essa nella rinunzia, e nella riservazione si fossero adoperate forme le più vantaggiose, e le più caute che alcun legista avesse saputo, come in sua parte dicemmo, tuttavia non essendosi potuto esprimer da lei questo caso nominatamente del farsi cattolica, sempre rimase attacco agli eretici d'allegare, che posta la severità delle leggi, ciò arebbe richiesto special menzione, senza venir mai compreso a qualsifosse ampiezza di termini generali. E per altro qualunque apparenza di ragione bastava a farla rimaner perditrice avanti a giudici tanto sdegnati per lo scorno del suo generoso repudio, ardendo essi di vergogna e di rabbia che una fanciulla da loro spontaneamente eletta reina, e celebrata di poi come una Pallade di sapienza, avesse condannata la religione loro per così manifestamente sacrilega, che a fine di lasciarla si fosse indotta a lasciar eziandio la corona; onde la dichiararono caduta da ogni ragione, e la privarono d'ogni entrata. Ella rimase stordita da questo colpo, siccome colei, che abborrendo più che morte qualunque imagine di servitù e di soggezzione, non sapeva abbassarsi a viver dell'altrui, intendendo che questa è la propria condizione, e per poco l'essenza del servo, per mezzo della quale oggi gli uomini liberi e nobili prendono il nome e la catena di servo. Non sarebbe stato inflessibile con tutto ciò l'altura del suo animo a pigliar qualche sovvenimento dal papa come da principe di specie differente dagli altri, a cui tutti s'inchinano, ed essendo chiamato padre comune, siccome ha dritto ne' suoi bisogni di riscuotere il sussidio dai figliuoli, così par che abbia obbligo di somministrarlo ne' loro bisogni a figliuoli; tuttavia rimanevanle due ritegni e dal chiederlo, ed eziandio, se spontaneamente se le offerisse, dall'accettarlo. L'uno era il veder le difficoltà dell'erario pontificio vacuo di moneta, aggravato da grandissimi debiti, e oppresso allora da straordinarii dispendii per tener munita Ferrara con l'armi, a cagione de' sospetti del duca di Modona dichiaratosi pretensore altre volte di quello stato; per sovvenire al popolo nella carestia dell'annona; e per gl'innumerabili salarii e limosine, a cui era necessitato il papa dal pericolo vicino, e dalla semenza presente del contagio: nè rimanevale ignoto che le spese fatte per l'addietro da esso nel suo ricevimento erano state contro di lui materia di detrazione fra il popolo bisognoso. Il secondo ritegno con lei più valido era il sapere, che dalla delicata equità e probità di Alessandro non venivano punto approvati i suoi costumi ridicoli e leggieri rammemorati davanti, e de' quali non s'era mai veduta l'emendazione; anzi quando il papa glien'aveva fatto gettare alcun motto o da qualche religioso accetto a lei per vaghezza di lettere, o dal cardinal Azzolino, il cui spirito vivace erale assai piaciuto; la reina con baldanza, non di chi avesse deposti i suoi regni, ma di chi fosse venuta a regnare in casa altrui, aveva risposto ch'ella era tale, quale la provavano; chi di lei non rimaneva contento si stesse: le quali parole autenticate dal fatto, più che altre, con le quali spesso offeriva un ossequio infinito a cenni del papa, riferite in segreto ad esso, benchè da lui con prudenza dissimulate, gli andavano al cuore, perchè gli troncavano la speranza di migliorar quella principessa, e di recar nella vita esemplare di lei un sì gran lustro alla chiesa. Ella dunque benchè si staccasse molestamente da Roma grato albergo d'animi grandi, e di più vedesse quanto poco le rimaneva da confidare nella volontà de' suoi Svezzesi, non di meno si mise in animo di far l'ultime prove, con portarsi ad Amburgo città vicina alla Svezia di luogo, e conforme di setta, e quivi o per via di lettere, o di parlamenti ingegnarsi di venire a qualche compenso de' suoi affari, bramosa di condursi poi a Roma di nuovo, ma come a stanza d'elezione, non come a ricovero di bisogno. Pertanto significò al pontefice la sua deliberata partenza, ma gli tacque, vergognandosi, il perchè della sua sopravvenuta povertà, di cui piuttosto gli conveniva gloriarsi per la bellezza della cagione. Alessandro preso di meraviglia da quell'improvvisa levata, dubitando che ciò, se non era principio, fosse occasione di variamento nella fede, s'argomentò di svolgerla da tal pensiero, ma ella fissa gli rispondea: poter ben creder sua santità che solo urgente, ed onesto avvenne che il pontefice per ischivar ogni ombra di violenza, stringesse le spalle; ma di più mandandogli essa a chieder qualche galèa che la portasse sino a Marsiglia (giacchè i passi terrestri erano chiusi per la suspicione del contagio) egli liberamente rispose, che siccome egli non potea ritener a forza una tal principessa, così non dovea con verun atto cooperare alla sua andata in paese di Luterani. Il che costrinse la reina a tornar personalmente da lui, ed a scoprirgli la sua necessità di partirsi, senza però esplicarli distintamente ciò che intendesse d'operare, ma ben assicurandolo in genere, che risultarebbe a servigio della fede cattolica, raffermandogli la certa sua volontà del ritorno. Allora il pontefice per non irritarla con una aperta diffidenza a verificar la medesima diffidenza, mostrò confidare nella sua fermezza, e le consentì l'uso delle galèe, dandone parte come fu detto nel concistoro. La reina, che era vivuta con quella prodigalità, la quale impoverisce senza il piacere e l'onore di spendere, e che si esercita non in dare, ma in lasciarsi rubare; nel tempo della sua dimora aveva impegnate tutte le gioje colla speranza delle future rimesse, e nè pure di ciò le restava uno scudo, onde provvedere al destinato viaggio. Però, come la necessità vince la vergogna, convenne che ella si facesse violenza in domandar soccorso al pontefice, ma nella maniera più lontana che seppe dal limosinare; e perchè la lettera non arrossisce, il pregò per mezzo di questa a far sì che alcun mercante le prestasse danaro con promessa d'intiera restituzione. Alessandro conobbe che quella forma di sovvenirla non come donatore, ma come mallevadore sarebbe stata a se di poco decoro, e insieme di maggior danno, poichè la reina con nome onorato di prestanza più francamente arebbe presa gran somma, e rimanendo al papa il titolo vano di creditore, arebbe egli sostenuto senza laude di liberalità il peso vero di pagatore. Chiamato dunque un religioso confidente a se, e grato a lei, consegnolli in una borsetta alcune medaglie d'oro e d'argento battute di nuovo in quel principio del secondo anno, il rovescio delle quali, secondo l'uso d'esprimere alcuna azione illustre del pontefice avvenuta in quell'anno, rappresentava la porta Flaminia adorna con la novella inscrizione, e l'entrata per essa della reina in mezzo a due cardinali; il che dal papa erasi fatto studiosamente per tanto più obbligarla a mantenersi la gloria di quell'azione, che allora vedea sì splendidamente onorata. E insieme con queste medaglie le fe' recare una polizza di dieci mila scudi in libero dono, accrescendolo con estenuarlo, e con escusarne la pochezza per l'angustie dell'erario nota a sua maestà, e valersi di tal portatore per assicurarne il secreto.

Quest'ambasciata fu espressa dal religioso con quelle forme, ch'egli avvisò più acconcie per indorare il presente agli occhi della reina, studiandosi di rappresentar quel fatto quasi materia di rossore a chi dava sì poco, per non poter egli dar più a chi riceveva sì poco, dopo aver lasciato tanto per Dio. È indicibile quanto la reina si mostrasse presa e dal benefizio, e dalla maniera per cui cercavasi d'occultarlo alla cognizione non pur d'altri, ma di lei stessa; onde nel ringraziare pianse due volte per quella mistura d'affetti che sorgono in questi casi.

Non mancavano fra tanto alcuni, a quali parea, che alla dignità della sede apostolica si convenisse il darle un annuo assegnamento per vivere in Roma e non esporla alle tentazioni dell'indigenza, le quali potessero e rovinarla nell'anima, e disonorarla nella fama, oscurando quello splendore, che l'eroica sua conversione aveva recato alla nostra fede; essersi poch'anni prima somministrato dal cardinal Barberino nipote allora di papa un sovvenimento grosso e diuturno a Federico Lantgravio d'Hassia, il quale finalmente non aveva lasciato nulla in paragone di Cristina, e in cui poscia s'erano accumulate amplissime rimunerazioni di commende, e di porpora, e di grosse entrate; essersi proceduto sì liberamente con lui, benchè i suoi giovanili costumi allora fossero per avventura più reprensibili di quella della reina; ella deponendo colla ricchezza la solita comitiva di essa, cioè il fasto l'alterigia e il capriccio, arebbe imparato dalla magra fortuna quella sobrietà d'affetti, alla quale era stata indocile nella più lauta. Che direbbero gli oltramontani? che gli eretici? se vedessero abbandonata una tal principessa in tanta necessità dal successore di s. Pietro, a cui per soggettarsi ella s'era condotta a questa necessità? La somma ponevasi di due mila scudi il mese; questi maneggiati da un buon economo, che il papa le desse, poter bastare a mantenerla onoratamente, recise quelle superfluità, che a lei riuscivano di nota, più che di onore. Non aveva bisogno di molti stimoli Alessandro per questa larghezza, facendo egli maggior forza alla sua natura in tener la mano chiusa, che aperta; onde nè la sua scarsezza della pecunia, nè l'abbondanza delle spese l'arebbe da ciò ritenuto, ma con profondi consigli vi richiedeva tre condizioni; la prima, di non farle di movimento suo la proferta, ma che la reina almeno in obliqua maniera nel ricercasse, parendogli che d'altro modo sarebbe stata ed allora grave a sudditi quella spontanea profusione fra tanti lor pesi e bisogni, e in avvenire soggetta a biasimi, quando o l'incontinenza femminile, o la licenza reale avesse fatto riuscir in sinistro la stanza in Roma di quella principessa. All'incontro la petizione di lei sarebbegli valuta di grande scudo ed al presente, ed al futuro, veggendosi per ciascuno, che tal domanda non ammetteva ripulsa intieramente onorata. Ma perchè non stimasse la reina che se ne volesse vendere il benefizio al prezzo carissimo delle preghiere, se le diceva da mezzani non convenire al pontefice con iterate dissuasioni dalla partita, le quali fossero una violenza cortese, scemarle ad un certo modo la libertà; dover egli piuttosto secondare gli onesti desiderii della maestà sua, com'ella gli dichiarasse. L'altra condizione si era, che egli facesse ciò, consensiente e consigliante il sacro collegio, nel quale prevedevasi repugnanza; e questo, con verità veniva rappresentato alla reina per suo vantaggio, a fine di assicurarle la stabilità del sussidio, eziandio sotto altro pontefice; ma insieme copriva Alessandro, come regolatosi col parere del suo senato, ed obbligava i cardinali a difendere ne' privati ragionamenti ciò che avessero persuaso nel concistoro.

Amendue queste condizioni portate alla reina con tali condimenti, arebbe consentito: rimaneva la terza, cioè che si disponesse a vivere in modo più laudevole a sè, e più onorevole alla sede apostolica, alla quale non riusciva testimonianza molto autorevole il culto di tale, che a sommo ingegno univa poca prudenza, ammirabile nelle cognizioni, disprezzabile nelle operazioni; onde con suavissime forme le fu accennato, che in tal evento poi sarebbe convenuto udir più volentieri i ricordi del papa ordinati unicamente a pro di sua maestà, dalla quale nè meno si ricercava un prezioso ricamo di tutte le perfezioni, ma un tal pulimento da certi difetti cagionati più da trascuraggine, e da consuetudine, che da deliberazione, e benchè non molto grandi, molto visibili, da quali veniva impolverata la porpora delle sue divine virtù negli occhi del mondo; tutti questi fissarsi in lei, come in uno de' più riguardevoli oggetti che fosse in terra, onde non dovea sua maestà lamentarsi di questo rigor popolare nel giudicarla, quasi d'iniqua censura, ma più veramente pregiarsene come d'altissima estimazione, la qual fa che più si miri quel che più s'ammira, e che più dispiaccia ogni neo in quello, che per egregrie bellezze più piace. Questo mottetto, per quanto fosse addolcito d'accenti e di note soavi, riuscì crudo all'orecchie della reina, sì perchè il suo spirito altero sdegnava, qual condizione di servaggio, l'esser ripresa, sì maggiormente dal maggiore, quasi non come da amico, ma da padrone; sì perchè arrogavasi tanto assoluta libertà, che non voleva riconoscer per superiore nè pur verun uomo speciale, ma nè meno il comune degli uomini, il quale finalmente sovrasta a tutti i monarchi, e però non potea sentire di doversi confermare nell'opere al giudizio universale, ed osservar come leggi i pareri e l'usanze della moltitudine con riverirla per legitimo tribunale della sua riputazione: onde a quella proposta scoppiò in impeti d'iracondia solita passione degli ingegnosi, e de' grandi. Non passò più oltre il trattato; ma come l'ardor dello sdegno, se non ha tenace alimento presto si rattepidisce, ella poi conservando la difficoltà dell'esecuzione depose la collera delle ammonizioni, e con maniera di gran riverenza ed affetto andò a licenziarsi dal papa. Lagrimò quivi di tenerezza, nè recossi a vergogna esser veduta piangere all'anticamera; uscendo usò i più affettuosi ringraziamenti, gli chiese supplichevolmente la sua benedizione per l'articolo della morte, il pregò di perdono a commessi errori, e gli obbligò la sua fede al ritorno. Alessandro le corrispose con quel suo talento d'inesplicabile gentilezza, la quale dall'unione della maestà in lui rendeasi in un certo modo ancor più gentile, si mostrò desiderosissimo del suo ritorno, le offerse quattro galee che la servissero sino a Marsiglia, o ad altro luogo, dove le fusse conceduto di purgar colla quarantena i sospetti delle infezioni, le quali aveva ordinato che si corredassero splendidamente d'arredi, e lautamente di vittuaglie, ed in somma cura ebbe di mantener con le cortesie del commiato e in lei la grazia, e negli altri l'onore nell'accoglienza e nella dimora, sicchè alla reina valesser d'antidoto fra i paesi appestati, dove s'avviava, ed a tutto il cristianesimo di testimonii a favor della sede apostolica in quella causa, qualunque ne sortisse l'evento. L'ultima funzione della reina in Roma fu pigliar congedo il dì precedente alla sua partenza da' principi degli apostoli nella basilica vaticana, ove la ricevette con reali onoranze il cardinal Barberino arciprete. Udì ella quivi la messa del cardinale, e per man di lui prese la comunione insieme colla sua gente. Il dì appresso il 18 luglio si mosse da Roma verso Palo terra marittima degli Orsini, dove l'aspettavano le galee pontificie, ed un sontuoso ricevimento a nome del papa. Quindi ella gli scrisse una lettera di grande affetto ed ossequio, e sciolse verso Marsiglia. Egli poi nel concistoro tenuto il dì 24 luglio dando parte a cardinali dell'orrendo stato di Napoli per cagione della pestilenza, e del termine in che si trovavano Roma e l'altre sue terre, e d'un giubileo pubblicato per impetrar dalla divina misericordia il ristoro alla parte offesa, e la salvezza alla parte sana, entrò anche a parlare delle galee, significando, che la sola capitana era viziata, e l'altre monde impiegate in servigio della reina. Quindi prese opportunità di ridire le dissuasioni tre volte da se iterate per trattenerla, le necessità generalmente allegate da lei con promessa che l'andata sua riuscirebbe in pro della religione, e che per questo ne seguirebbe il ritorno; e conchiuse che avendogli ella narrato come alcuni d'essi erano del suo disegno consapevoli insieme ed approvatori, tanto più s'acquietava sulla loro prudenza.

Avea la reina desiderato di lasciar al pontefice qualche memoria amorevole di se in partendo, la qual sapea che non gli sarebbe accetta se non avesse del sagro. Per non esser giunte in Roma le sue dipinture, non le occorse altro per le mani, che un crocifisso d'avolio, e un'imagine di Nostra Donna fatta in soprapposta d'argento con molte simili figurine d'intorno finissimamente lavorate dalla pazienza Fiamminga, e rappresentanti i misteri della passione; ma benchè l'una e l'altra fosse opera d'eccellente maestro, non però superavano il pregio d'un gentil dono proporzionato alla qualità di semplici cavalieri, onde nè determinandosi ella a non lasciare al pontefice qualche tributo di filiale affezione, nè d'offerirgli cosa tanto inferiore allo stato di lui, ed all'animo di lei, mandò le suddette imagini a quel religioso, che in nome d'Alessandro le avea recato il danaro con imporgli il dispensarle, o ritenerle per se, o il disporne come s'avvisasse più convenire. Egli si persuase che appunto la tenuità del valore arebbe renduto più grato il dono a chi ne' presenti amava ciò che gradisce in loro il magnanimo, ed abborriva ciò che piace in essi all'avaro; onde recollo ad Alessandro, il quale considerandolo e lodandolo a parte a parte, mostrò di riceverne tal piacere, che chi essendovi presente avesse udito lui, e non conosciuto il suo animo, nè vedute le cose, l'arebbe credute per gran tesoro.

Andò la Reina con prospera navigazione, e trovandosi che per la mensa sua e de' suoi, non avea ella fatto alcun apparecchio, convenne che il provveditore delle galee quasi con subitaneo consiglio, nè premeditato da se, nè impostogli da suoi maggiori, ne prendesse la cura, ed il preso, ma ciò con fino accorgimento era stato provveduto ed ordinato dal pontefice, il quale in tante necessità della sede apostolica volle insieme scansar il dispendio delle superflue lautezze, ed insieme far sì, che con l'apparenza dell'improvviso s'acrescesse pregio e splendore a quella trattazione, alla quale nulla mancò non solo del necessario, ma dell'agiato. Passando la reina per le riviere di Genova ricevette da que' Signore tutte le onoranze permesse dalla cautela, con la quale custodivano le loro terre in que' sospetti di contagio. Pertanto per mezzo di nobili messaggi le fecero ogni più riverente significazione, e largamente le presentarono quelle sontuose dolcezze, onde l'arte della loro città è famosa ne' conviti d'Europa; ma imputando il tralasciamento di più intime accoglienze alla malignità de' tempi, nè i messi entrarono nelle galee della reina, nè a queste, nè alla gente quivi portata fu conceduto il pigliar terra: benchè, siccome è più agevole il guardarsi dal veleno de' draghi, che di minuti scorpioncelli; così quel commercio, che si potè negare a tanto eccelsa persona, non si potè chiudere bastevolmente ad ignobili marinai, che sparsero e nelle ville, e in Genova stessa i funesti semi di larga messe per la falce della morte. Maggior agevolezza trovò la reina dove più le importava, cioè a Marsiglia. Quivi, benchè da principio si limitasse l'entrata a pochissimi de' suoi, obbligando tutti gli altri al tedioso e lungo sperimento della quarentena, nè ad essa intollerante a queste leggi valesse il denunziare de' partiti, e del rivolgersi ad altro lido; tuttavia a queste durezze, a cui le convenne di sottoporsi, ammorbidironsi in poche ore i dolci cuori de' Francese, rendendosi alle attrattive maniere di sì egregia principessa, che nel linguaggio e nel genio parea loro compatriota più veramente, che straniera; e impazienti di quella cura mista di cauzione e di cortesia, che sarebbe loro convenuto d'usare colla sua corte ne' serragli di lazzaretto, le donarono spontaneamente la mattina ciò che avevano negato inflessibilmente la sera; poichè inteso e dalle relazioni, e ancora più da molti, che tutti godevan salute, li liberarono di quella prigionia egualmente nojosa a carcerieri, ed ai carcerati. Accolsero poi la reina con gran pompa e festeggiamento, ed assai tosto giunsero le lettere scritte a lei di propria mano dal re, della reina madre, e dal cardinal Mazzarino, che poteva annoverarsi per terzo, o veramente per primo nella reggia di Francia, ove con forme di grand'onore, si rallegravano d'averla in quelle provincie, e mostravano desiderio di poterla accarezzare personalmente. Queste lettere originali mandò ella in Roma in mano del cardinal Azzolino sotto colore d'amorevole confidenza, ma in verità per una tal gelosia, onde le persone di grand'affare, e di piccola fortuna temono di non essere in pregio, e godon che siano palesati gli onori fatti loro da più sovrani, ed autorevoli personaggi.

Scrisse quindi di suo carattere anco al papa con sensi d'infinita obbligazione e gratitudine, il che ad Alessandro fu di letizia parendogli di riceverne quasi da libero luogo un'autentica ratificazione della sua perseveranza, là dove per altro non mancavano materie di sollecitudine e di travaglio.

With modernised spelling:

Intanto, contra ogni aspettazione della reina, ma secondo quella di tutti gli altri, dagli svezzesi erasi a lei confiscato ogni suo avere. Imperocché quantunque da essa nella rinunzia e nella riservazione si fossero adoperate forme le più vantaggiose e le più caute che alcun legista avesse saputo, come in sua parte dicemmo, tuttavia non essendosi potuto esprimer da lei questo caso nominatamente del farsi cattolica, sempre rimase attacco agli eretici d'allegare che posta la severità delle leggi, ciò arebbe richiesto special menzione, senza venir mai compreso a qualsifosse ampiezza di termini generali.

E, per altro qualunque apparenza di ragione, bastava a farla rimaner perditrice avanti a giudici tanto sdegnati per lo scorno del suo generoso ripudio, ardendo essi di vergogna e di rabbia che una fanciulla da loro spontaneamente eletta reina e celebrata di poi come una Pallade di sapienza, avesse condannata la religione loro per così manifestamente sacrilega che, a fine di lasciarla, si fosse indotta a lasciar eziandio la corona; onde la dichiararono caduta da ogni ragione e la privarono d'ogni entrata.

Ella rimase stordita da questo colpo, siccome colei che, abborrendo più che morte qualunque immagine di servitù e di soggezione, non sapeva abbassarsi a viver dell'altrui, intendendo che questa è la propria condizione e per poco l'essenza del servo, per mezzo della quale oggi gli uomini liberi e nobili prendono il nome e la catena di servo.

Non sarebbe stato inflessibile con tutto ciò l'altura del suo animo a pigliar qualche sovvenimento dal papa come da principe di specie differente dagli altri a cui tutti s'inchinano, ed essendo chiamato padre comune, siccome ha dritto ne' suoi bisogni di riscuotere il sussidio dai figliuoli, così par che abbia obbligo di somministrarlo ne' loro bisogni a figliuoli. Tuttavia rimanevanle due ritegni e dal chiederlo ed, eziandio se spontaneamente se le offerisse, dall'accettarlo.

L'uno era il veder le difficoltà dell'erario pontificio vacuo di moneta, aggravato da grandissimi debiti e oppresso allora da straordinari dispendi per tener munita Ferrara con l'armi, a cagione de' sospetti del duca di Modena, dichiaratosi pretensore altre volte di quello Stato; per sovvenire al popolo nella carestia dell'annona e per gl'innumerabili salari e limosine a cui era necessitato il papa dal pericolo vicino e dalla semenza presente del contagio; nè rimanevale ignoto che le spese fatte per l'addietro da esso nel suo ricevimento erano state contro di lui materia di detrazione fra il popolo bisognoso.

Il secondo ritegno con lei più valido era il sapere che dalla delicata equità e probità di Alessandro non venivano punto approvati i suoi costumi ridicoli e leggieri rammemorati davanti e de' quali non s'era mai veduta l'emendazione. Anzi, quando il papa glien'aveva fatto gettare alcun motto o da qualche religioso accetto a lei per vaghezza di lettere, o dal cardinal Azzolino, il cui spirito vivace erale assai piaciuto; la reina, con baldanza non di chi avesse deposti i suoi regni, ma di chi fosse venuta a regnare in casa altrui, aveva risposto ch'ella era tale quale la provavano; chi di lei non rimaneva contento si stesse. Le quali parole, autenticate dal fatto più che altre con le quali spesso offeriva un ossequio infinito a cenni del papa, riferite in segreto ad esso. Benché da lui con prudenza dissimulate, gli andavano al cuore, perché gli troncavano la speranza di migliorar quella principessa e di recar nella vita esemplare di lei un sì gran lustro alla Chiesa.

Ella dunque, benché si staccasse molestamente da Roma, grato albergo d'animi grandi e di più, vedesse quanto poco le rimaneva da confidare nella volontà de' suoi svezzesi; nondimeno si mise in animo di far l'ultime prove con portarsi ad Amburgo, città vicina alla Svezia di luogo e conforme di setta, e quivi o per via di lettere o di parlamenti ingegnarsi di venire a qualche compenso de' suoi affari, bramosa di condursi poi a Roma di nuovo, ma come a stanza d'elezione, non come a ricovero di bisogno. Pertanto significò al pontefice la sua deliberata partenza, ma gli tacque, vergognandosi, il perché della sua sopravvenuta povertà di cui piuttosto gli conveniva gloriarsi per la bellezza della cagione.

Alessandro, preso di meraviglia da quell'improvvisa levata, dubitando che ciò, se non era principio, fosse occasione di variamento nella fede, s'argomentò di svolgerla da tal pensiero, ma ella fissa gli rispondea; poter ben creder Sua Santità che solo urgente ed onesto avvenne che il pontefice per ischivar ogni ombra di violenza, stringesse le spalle. Ma, di più mandandogli essa a chieder qualche galea che la portasse sino a Marsiglia (giacché i passi terrestri erano chiusi per la suspicione del contagio). Egli liberamente rispose che siccome egli non potea ritener a forza una tal principessa, così non dovea con verun atto cooperare alla sua andata in paese di luterani.

Il che costrinse la reina a tornar personalmente da lui ed a scoprirgli la sua necessità di partirsi, senza però esplicarli distintamente ciò che intendesse d'operare, ma ben assicurandolo in genere che risultarebbe a servigio della fede cattolica, raffermandogli la certa sua volontà del ritorno. Allora il pontefice, per non irritarla con una aperta diffidenza a verificar la medesima diffidenza, mostrò confidare nella sua fermezza e le consentì l'uso delle galee, dandone parte, come fu detto, nel Concistoro.

La reina, che era vivuta con quella prodigalità, la quale impoverisce senza il piacere e l'onore di spendere e che si esercita non in dare, ma in lasciarsi rubare, nel tempo della sua dimora aveva impegnate tutte le gioie colla speranza delle future rimesse, e nè pure di ciò le restava uno scudo, onde provvedere al destinato viaggio. Però, come la necessità vince la vergogna, convenne che ella si facesse violenza in domandar soccorso al pontefice, ma nella maniera più lontana che seppe dal limosinare; e perché la lettera non arrossisce, il pregò per mezzo di questa a far sì che alcun mercante le prestasse danaro con promessa d'intiera restituzione.

Alessandro conobbe che quella forma di sovvenirla non come donatore, ma come mallevadore, sarebbe stata a se di poco decoro, e insieme di maggior danno, poiché la reina, con nome onorato di prestanza più francamente, arebbe presa gran somma; e rimanendo al papa il titolo vano di creditore, arebbe egli sostenuto senza laude di liberalità il peso vero di pagatore.

Chiamato dunque un religioso confidente a se e grato a lei, consegnolli in una borsetta alcune medaglie d'oro e d'argento battute di nuovo in quel principio del secondo anno, il rovescio delle quali, secondo l'uso d'esprimere alcuna azione illustre del pontefice avvenuta in quell'anno, rappresentava la porta Flaminia adorna con la novella inscrizione e l'entrata per essa della reina in mezzo a due cardinali, il che dal papa erasi fatto studiosamente per tanto più obbligarla a mantenersi la gloria di quell'azione che allora vedea sì splendidamente onorata. E, insieme con queste medaglie, le fe' recare una polizza di dieci mila scudi in libero dono, accrescendolo con estenuarlo e con escusarne la pochezza per l'angustie dell'Erario nota a Sua Maestà e valersi di tal portatore per assicurarne il segreto.

Quest'ambasciata fu espressa dal religioso con quelle forme ch'egli avvisò più acconcie per indorare il presente agli occhi della reina, studiandosi di rappresentar quel fatto quasi materia di rossore a chi dava sì poco per non poter egli dar più a chi riceveva sì poco dopo aver lasciato tanto per Dio. È indicibile quanto la reina si mostrasse presa e dal benefizio e dalla maniera per cui cercavasi d'occultarlo alla cognizione non pur d'altri, ma di lei stessa, onde nel ringraziare pianse due volte per quella mistura d'affetti che sorgono in questi casi.

Non mancavano fra tanto alcuni, a quali parea che alla dignità della Sede Apostolica si convenisse il darle un annuo assegnamento per vivere in Roma e non esporla alle tentazioni dell'indigenza, le quali potessero e rovinarla nell'anima e disonorarla nella fama, oscurando quello splendore che l'eroica sua conversione aveva recato alla nostra fede; essersi poch'anni prima somministrato dal cardinal Barberino nipote allora di papa un sovvenimento grosso e diuturno a Federico, langravio d'Assia, il quale finalmente non aveva lasciato nulla in paragone di Cristina, e in cui poscia s'erano accumulate amplissime rimunerazioni di commende e di porpora e di grosse entrate.

Essersi proceduto sì liberamente con lui, benché i suoi giovanili costumi allora fossero per avventura più reprensibili di quella della reina; ella, deponendo colla ricchezza la solita comitiva di essa, cioè il fasto, l'alterigia e il capriccio, arebbe imparato dalla magra fortuna quella sobrietà d'affetti, alla quale era stata indocile nella più lauta. Che direbbero gli oltramontani? Che gli eretici? Se vedessero abbandonata una tal principessa in tanta necessità dal successore di San Pietro, a cui per soggettarsi ella s'era condotta a questa necessità?

La somma ponevasi di due mila scudi il mese; questi, maneggiati da un buon economo che il papa le desse, poter bastare a mantenerla onoratamente recise quelle superfluità che a lei riuscivano di nota più che di onore.

Non aveva bisogno di molti stimoli Alessandro per questa larghezza, facendo egli maggior forza alla sua natura in tener la mano chiusa che aperta; onde nè la sua scarsezza della pecunia, nè l'abbondanza delle spese l'arebbe da ciò ritenuto, ma con profondi consigli vi richiedeva tre condizioni.

La prima: di non farle di movimento suo la proferta, ma che la reina almeno in obliqua maniera nel ricercasse, parendogli che d'altro modo sarebbe stata ed allora grave a sudditi quella spontanea profusione fra tanti lor pesi e bisogni e in avvenire soggetta a biasimi, quando o l'incontinenza femminile, o la licenza reale avesse fatto riuscir in sinistro la stanza in Roma di quella principessa.

All'incontro la petizione di lei sarebbegli valuta di grande scudo ed al presente ed al futuro, veggendosi per ciascuno che tal domanda non ammetteva ripulsa intieramente onorata. Ma, perché non stimasse la reina che se ne volesse vendere il benefizio al prezzo carissimo delle preghiere se le diceva da mezzani non convenire al pontefice con iterate dissuasioni dalla partita, le quali fossero una violenza cortese, scemarle ad un certo modo la libertà; dover egli piuttosto secondare gli onesti desideri della Maestà Sua, com'ella gli dichiarasse.

L'altra condizione si era che egli facesse ciò, consensiente e consigliante il Sacro Collegio, nel quale prevedevasi repugnanza; e questo, con verità veniva rappresentato alla reina per suo vantaggio, a fine di assicurarle la stabilità del sussidio, eziandio sotto altro pontefice; ma insieme copriva Alessandro, come regolatosi col parere del suo Senato ed obbligava i cardinali a difendere ne' privati ragionamenti ciò che avessero persuaso nel Concistoro.

Amendue queste condizioni, portate alla reina con tali condimenti, arebbe consentito; rimaneva la terza, cioè che si disponesse a vivere in modo più laudevole a se e più onorevole alla Sede Apostolica, alla quale non riusciva testimonianza molto autorevole il culto di tale, che a sommo ingegno univa poca prudenza, ammirabile nelle cognizioni, disprezzabile nelle operazioni; onde con suavissime forme le fu accennato che in tal evento poi sarebbe convenuto udir più volentieri i ricordi del papa ordinati unicamente a pro di Sua Maestà, dalla quale nè meno si ricercava un prezioso ricamo di tutte le perfezioni.

Ma un tal pulimento da certi difetti cagionati più da trascuraggine e da consuetudine che da deliberazione, e benché non molto grandi, molto visibili, da quali veniva impolverata la porpora delle sue divine virtù negli occhi del mondo; tutti questi fissarsi in lei, come in uno de' più riguardevoli oggetti che fosse in terra, onde non dovea Sua Maestà lamentarsi di questo rigor popolare nel giudicarla quasi d'iniqua censura, ma più veramente pregiarsene come d'altissima estimazione, la qual fa che più si miri quel che più s'ammira e che più dispiaccia ogni neo in quello che per egregrie bellezze più piace.

Questo mottetto, per quanto fosse addolcito d'accenti e di note soavi, riuscì crudo all'orecchie della reina, sì perchè il suo spirito altero sdegnava, qual condizione di servaggio, l'esser ripresa, sì maggiormente dal maggiore, quasi non come da amico, ma da padrone; sì perchè arrogavasi tanto assoluta libertà, che non voleva riconoscer per superiore nè pur verun uomo speciale, ma nè meno il comune degli uomini, il quale finalmente sovrasta a tutti i monarchi, e però non potea sentire di doversi confermare nell'opere al giudizio universale, ed osservar come leggi i pareri e l'usanze della moltitudine con riverirla per legitimo tribunale della sua riputazione: onde a quella proposta scoppiò in impeti d'iracondia, solita passione degli ingegnosi e de' grandi.

Non passò più oltre il trattato; ma, come l'ardor dello sdegno, se non ha tenace alimento, presto si rattepidisce, ella, poi conservando la difficoltà dell'esecuzione, depose la collera delle ammonizioni e, con maniera di gran riverenza ed affetto, andò a licenziarsi dal papa.

Lagrimò quivi di tenerezza, nè recossi a vergogna esser veduta piangere all'anticamera; uscendo usò i più affettuosi ringraziamenti, gli chiese supplichevolmente la sua benedizione per l'articolo della morte, il pregò di perdono a commessi errori e gli obbligò la sua fede al ritorno.

Alessandro le corrispose con quel suo talento d'inesplicabile gentilezza, la quale, dall'unione della maestà in lui, rendeasi in un certo modo ancor più gentile. Si mostrò desiderosissimo del suo ritorno, le offerse quattro galee che la servissero sino a Marsiglia, o ad altro luogo, dove le fusse conceduto di purgar colla quarantena i sospetti delle infezioni, le quali aveva ordinato che si corredassero splendidamente d'arredi e lautamente di vittuaglie; ed in somma cura ebbe di mantener con le cortesie del commiato e in lei la grazia e negli altri l'onore nell'accoglienza e nella dimora, sicchè alla reina valesser d'antidoto fra i paesi appestati, dove s'avviava, ed a tutto il cristianesimo di testimoni a favor della Sede Apostolica in quella causa, qualunque ne sortisse l'evento.

L'ultima funzione della reina in Roma fu pigliar congedo il dì precedente alla sua partenza da' principi degli apostoli nella Basilica Vaticana, ove la ricevette con reali onoranze il cardinal Barberino, arciprete. Udì ella quivi la messa del cardinale e per man di lui prese la comunione, insieme colla sua gente.

Il dì appresso, il 18 luglio, si mosse da Roma verso Palo, terra marittima degli Orsini, dove l'aspettavano le galee pontificie ed un sontuoso ricevimento a nome del papa. Quindi ella gli scrisse una lettera di grande affetto ed ossequio e sciolse verso Marsiglia.

Egli poi nel Concistoro, tenuto il dì 24 luglio, dando parte a cardinali dell'orrendo stato di Napoli per cagione della pestilenza, e del termine in che si trovavano Roma e l'altre sue terre, e d'un giubileo pubblicato per impetrar dalla divina misericordia il ristoro alla parte offesa e la salvezza alla parte sana.

Entrò anche a parlare delle galee, significando che la sola capitana era viziata e l'altre monde impiegate in servigio della reina.

Quindi prese opportunità di ridire le dissuasioni tre volte da se iterate per trattenerla, le necessità generalmente allegate da lei, con promessa che l'andata sua riuscirebbe in pro della religione, e che per questo ne seguirebbe il ritorno; e conchiuse che avendogli ella narrato come alcuni d'essi erano del suo disegno consapevoli insieme ed approvatori, tanto più s'acquietava sulla loro prudenza.

Avea la reina desiderato di lasciar al pontefice qualche memoria amorevole di se in partendo, la qual sapea che non gli sarebbe accetta, se non avesse del sagro. Per non esser giunte in Roma le sue dipinture, non le occorse altro per le mani, che un crocifisso d'avolio, e un'imagine di Nostra Donna fatta in soprapposta d'argento con molte simili figurine d'intorno finissimamente lavorate dalla pazienza fiamminga, e rappresentanti i misteri della passione; ma, benché l'una e l'altra fosse opera d'eccellente maestro, non però superavano il pregio d'un gentil dono proporzionato alla qualità di semplici cavalieri, onde nè determinandosi ella a non lasciare al pontefice qualche tributo di filiale affezione, nè d'offerirgli cosa tanto inferiore allo stato di lui, ed all'animo di lei, mandò le suddette immagini a quel religioso, che in nome d'Alessandro le avea recato il danaro con imporgli il dispensarle, o ritenerle per se, o il disporne come s'avvisasse più convenire.

Egli si persuase che, appunto la tenuità del valore, arebbe renduto più grato il dono, a chi ne' presenti amava ciò che gradisce in loro il magnanimo, ed abborriva ciò che piace in essi all'avaro; onde recollo ad Alessandro, il quale, considerandolo e lodandolo a parte a parte, mostrò di riceverne tal piacere che chi, essendovi presente, avesse udito lui e non conosciuto il suo animo, nè vedute le cose, l'arebbe credute per gran tesoro.

Andò la reina con prospera navigazione; e, trovandosi che per la mensa sua e de' suoi, non avea ella fatto alcun apparecchio, convenne che il provveditore delle galee quasi con subitaneo consiglio, nè premeditato da se, nè impostogli da suoi maggiori, ne prendesse la cura ed il preso. Ma ciò con fino accorgimento era stato provveduto ed ordinato dal pontefice, il quale in tante necessità della Sede Apostolica volle insieme scansar il dispendio delle superflue lautezze ed insieme far sì, che con l'apparenza dell'improvviso s'acrescesse pregio e splendore a quella trattazione, alla quale nulla mancò non solo del necessario, ma dell'agiato.

Passando la reina per le riviere di Genova ricevette da que' signore tutte le onoranze permesse dalla cautela, con la quale custodivano le loro terre in que' sospetti di contagio. Pertanto, per mezzo di nobili messaggi, le fecero ogni più riverente significazione e largamente le presentarono quelle sontuose dolcezze, onde l'arte della loro città è famosa ne' conviti d'Europa; ma, imputando il tralasciamento di più intime accoglienze alla malignità de' tempi, nè i messi entrarono nelle galee della reina, nè a queste, nè alla gente quivi portata fu conceduto il pigliar terra; benché, siccome è più agevole il guardarsi dal veleno de' draghi che di minuti scorpioncelli, così quel commercio, che si pote negare a tanto eccelsa persona, non si potè chiudere bastevolmente ad ignobili marinai, che sparsero e nelle ville e in Genova stessa i funesti semi di larga messe per la falce della morte. Maggior agevolezza trovò la reina dove più le importava, cioè a Marsiglia.

Quivi, benché da principio si limitasse l'entrata a pochissimi de' suoi, obbligando tutti gli altri al tedioso e lungo sperimento della quarentena, nè ad essa intollerante a queste leggi valesse il denunziare de' partiti e del rivolgersi ad altro lido; tuttavia a queste durezze, a cui le convenne di sottoporsi, ammorbidironsi in poche ore i dolci cuori de' francese, rendendosi alle attrattive maniere di sì egregia principessa che nel linguaggio e nel genio parea loro compatriota più veramente che straniera; e, impazienti di quella cura mista di cauzione e di cortesia che sarebbe loro convenuto d'usare colla sua corte ne' serragli di lazzaretto, le donarono spontaneamente la mattina ciò che avevano negato inflessibilmente la sera; poiché inteso e dalle relazioni e ancora più da molti che tutti godevan salute, li liberarono di quella prigionia egualmente noiosa a' carcerieri ed ai carcerati.

Accolsero poi la reina con gran pompa e festeggiamento, ed assai tosto giunsero le lettere scritte a lei di propria mano dal re, della reina madre e dal cardinal Mazzarino, che poteva annoverarsi per terzo, o veramente per primo nella reggia di Francia, ove, con forme di grand'onore, si rallegravano d'averla in quelle provincie e mostravano desiderio di poterla accarezzare personalmente. Queste lettere originali mandò ella in Roma in mano del cardinal Azzolino, sotto colore d'amorevole confidenza, ma in verità per una tal gelosia, onde le persone di grand'affare e di piccola fortuna temono di non essere in pregio, e godon che siano palesati gli onori fatti loro da più sovrani ed autorevoli personaggi.

Scrisse quindi di suo carattere anco al papa con sensi d'infinita obbligazione e gratitudine, il che ad Alessandro fu di letizia, parendogli di riceverne quasi da libero luogo un'autentica ratificazione della sua perseveranza, là dove per altro non mancavano materie di sollecitudine e di travaglio.

French translation (my own; I cannot tag it as such due to character limits in the tags):

Cependant, contrairement à toutes les attentes de la reine, mais conformément à celles de tous, tous ses biens avaient été confisqués par les Suédois. Car, bien qu'elle eût utilisé les formes les plus avantageuses et les plus prudentes de renonciation et de réserve qu'aucun avocat ait connues, comme nous l'avons dit pour sa part, néanmoins, comme elle n'avait pu exprimer spécifiquement son cas de conversion au catholicisme, les hérétiques persistaient à l'attaquer, alléguant que, compte tenu de la sévérité des lois, cela aurait nécessité une mention spéciale, sans jamais être compris en termes généraux.

Et, de plus, toute apparence de raison suffisait pour la faire rester perdante devant des juges si indignés de la honte de sa généreuse répudiation, brûlant de honte et de rage qu'une fille qu'ils avaient spontanément élue reine et célébrée plus tard comme une Pallas de la sagesse, avait condamné leur religion comme si manifestement sacrilège que, pour la quitter, elle avait même été amenée à quitter sa couronne; sur quoi ils la déclarèrent déchue de toute raison et la privèrent de tout revenu.

Elle fut stupéfaite par ce coup, comme quelqu'un qui, abhorrant plus que la mort toute image de servitude et de soumission, ne savait pas s'abaisser à vivre aux crochets des autres, comprenant que c'était là sa propre condition et presque l'essence du serviteur, par laquelle aujourd'hui les hommes libres et nobles prennent le nom et la chaîne de serviteur.

Malgré tout cela, la noblesse de son esprit ne l'aurait pas empêchée d'accepter l'aide du pape, comme d'un prince différent des autres, auquel tous s'inclinent, et qu'on appelle le père commun. Or, celui-ci ayant le droit, dans ses besoins, de percevoir les subsides de ses enfants, il semble qu'il ait l'obligation de les fournir à ses enfants dans le besoin. Néanmoins, deux obstacles subsistaient: celui de les demander et celui de les accepter, même s'ils lui étaient offerts spontanément.

L'une était de voir les difficultés du Trésor pontifical vide d'argent, accablé de très grosses dettes et accablé à cette époque par des dépenses extraordinaires pour maintenir Ferrare armée à cause des soupçons du duc de Modène, qui s'était déclaré prétendant à cet État en d'autres occasions; pour aider le peuple dans la disette et pour les innombrables salaires et aumônes que le pape était forcé de donner à cause du danger imminent et du germe présent de contagion; et il n'ignorait pas non plus que les dépenses précédemment faites par lui pour sa réception avaient été une matière de déduction contre lui parmi les personnes nécessiteuses.

La deuxième contrainte la plus valable était de savoir que la délicate équité et la probité d'Alexandre désapprouvaient totalement ses habitudes ridicules et frivoles, rappelées devant lui et dont il n'avait jamais vu l'amendement. En effet, lorsque le pape s'était vu lancer une devise, soit par un clerc qu'elle appréciait pour ses goûts littéraires, soit par le cardinal Azzolino, dont l'esprit vif lui avait grandement plu, la reine, avec l'audace non pas de celle qui a renoncé à ses royaumes, mais de celle qui est venue régner dans une maison étrangère, avait répondu qu'elle était telle qu'ils la sentaient; que quiconque n'était pas content d'elle, soit ainsi. Ces paroles, plus authentiques par le fait que d'autres par lesquelles elle offrait souvent un hommage infini aux signaux du pape, lui furent secrètement rapportées. Bien qu'il les eût prudemment cachées, elles lui touchèrent profondément, car elles anéantirent son espérance d'améliorer la situation de cette princesse et d'apporter un tel éclat à l'Église par sa vie exemplaire.

Elle quitta donc à contrecœur Rome, lieu de séjour apprécié de grandes et nombreuses âmes, mais comprit combien elle devait peu se fier à la volonté de ses Suédois; néanmoins, elle résolut de tenter les derniers efforts en se rendant à Hambourg, ville proche de la Suède, en accord avec la secte, et d'y tenter, par lettres ou par parlements, une compensation pour ses affaires. Elle désirait ardemment retourner à Rome, mais comme un lieu de choix, et non comme un refuge de nécessité. Elle informa donc le pontife de son départ délibéré, mais garda le silence, par honte, sur la raison de sa soudaine pauvreté, dont il valait mieux se vanter plutôt de la beauté de sa cause.

Alexandre, surpris par ce brusque sursaut, doutant que ce ne fût là, si ce n'était le début, l'occasion d'un changement de foi, tenta de la dissuader de cette pensée, mais elle lui répondit fermement; Sa Sainteté pouvait bien croire qu'il était urgent et honnête que le pontife, pour éviter toute ombre de violence, haussât les épaules. Mais, de plus, elle lui envoya demander une galère pour la conduire à Marseille (les passages terrestres étant fermés par crainte de contagion). Il répondit ouvertement que, ne pouvant retenir une telle princesse par la force, il ne devait coopérer à aucun acte visant à son départ pour le pays des luthériens.

Cela obligea la reine à s'adresser à lui personnellement et à lui révéler la nécessité de son départ, sans toutefois lui expliquer clairement ce qu'elle comptait faire, mais en l'assurant que ce serait au service de la foi catholique, réaffirmant son désir certain de revenir. Alors le pontife, pour ne pas l'irriter par une défiance manifeste à l'égard de cette même défiance, se montra confiant dans sa fermeté et consentit à ce qu'elle utilise les galères, en lui en donnant une partie, comme il fut dit au Consistoire.

La reine, qui avait vécu avec cette prodigalité qui appauvrit sans le plaisir et l'honneur de dépenser, et qui s'exerce non pas en donnant, mais en se laissant voler, avait mis en gage tous ses joyaux durant son séjour, dans l'espérance de recevoir de l'argent à l'avenir, et il ne lui restait pas un seul écu pour financer le voyage prévu. Cependant, comme la nécessité vainc la vergogne, elle fit violence contre soi-même en demandant de l'aide au pontife, mais de la manière la plus éloignée qu'elle connaissait, la mendicité; et comme la lettre ne rougit pas, elle le pria par son intermédiaire de faire en sorte qu'un marchand lui prête de l'argent avec la promesse d'un remboursement intégral.

Alexandre savait que cette façon de la soutenir, non comme donateur, mais comme garante, aurait été peu convenable pour lui-même, et en même temps plus nuisible, puisque la reine, avec un nom honoré d'une plus grande générosité, aurait pris une grosse somme; et parce que le pape aurait conservé le vain titre de créancière, il aurait supporté le véritable fardeau du payeur sans les éloges de la générosité.

Ayant donc appelé une religieuse qui était sa confidente et reconnaissante, il lui remit dans un petit sac des médailles d'or et d'argent frappées de nouveau au début de la seconde année. Le revers, selon la coutume d'exprimer une action illustre du Pontife survenue cette année-là, représentait la Porta Flaminia ornée de la nouvelle inscription et l'entrée de la reine entre deux cardinaux, œuvre du pape pour l'obliger davantage à préserver la gloire de cette action qu'il voyait alors si magnifiquement honorée. Avec ces médailles, il lui avait apporté un billet de dix mille écus en guise de don gratuit, l'augmentant en l'épuisant et en excusant sa petitesse par la détresse du trésor connu de Sa Majesté, et en recourant à un tel porteur pour en garantir le secret.

Ce message fut exprimé par le religieux de la manière qu'il jugea la plus appropriée pour embellir le présent aux yeux de la reine, essayant de présenter le fait comme une honte pour lui qui avait donné si peu, de ne pouvoir donner davantage à celle qui avait si peu reçu après avoir tant laissé à Dieu. On ne peut décrire à quel point la reine parut touchée par ce bienfait et par la manière dont on cherchait à le cacher, non seulement aux autres, mais aussi à elle-même, de sorte qu'en le remerciant, elle pleura deux fois à cause de ce mélange d'affections qui surgit dans ces cas-là.

Il y en avait aussi qui pensaient qu'il convenait à la dignité du Siège Apostolique de lui donner une pension annuelle pour vivre à Rome et de ne pas l'exposer aux tentations de la pauvreté, qui pourraient ruiner son âme et déshonorer sa réputation, obscurcissant la splendeur que sa conversion héroïque avait apportée à notre foi; quelques années auparavant, le cardinal Barberini, alors neveu du pape, avait donné une subvention importante et durable à Frédéric, landgrave de Hesse, qui n'avait finalement rien laissé en comparaison de Christine, et en qui s'étaient accumulées depuis de très fortes rémunérations de louanges et de pourpres et de gros revenus.

S'étant conduite avec lui avec tant de liberté, bien que ses mœurs juvéniles fussent peut-être plus répréhensibles que celles de la reine, elle, écartant avec la richesse les accompagnements habituels de cette richesse, à savoir le faste, l'arrogance et le caprice, aurait tiré de sa maigre fortune cette sobriété affective à laquelle elle s'était livrée avec insouciance dans les plus grandes prodigalités. Que diraient les ultramontains? Que diraient les hérétiques? Que diraient-ils s'ils voyaient une telle princesse abandonnée dans un tel besoin par le successeur de Saint Pierre, à qui elle s'était soumise dans cette nécessité?

La somme fut fixée à deux mille écus par mois; celle-ci, administrée par un bon intendant que le pape lui accorderait, pourrait suffire à l'entretenir honorablement, en lui coupant les superfluités qui lui étaient plus remarquables qu'honorantes.

Alexandre n'avait pas besoin de beaucoup d'encouragement pour cette générosité, car il forçait sa nature à garder sa main fermée plutôt qu'ouverte, de sorte que ni sa pénurie d'argent ni l'abondance de ses dépenses ne l'auraient dissuadé de le faire, mais avec un profond conseil il exigeait trois conditions.

La première: ne pas lui faire cette offre de sa propre initiative, mais la rechercher au moins indirectement, car il lui semblait qu'autrement une telle profusion spontanée eût été grave pour ses sujets parmi leurs nombreux fardeaux et besoins, et sujette à blâme dans l'avenir, lorsque soit l'incontinence féminine, soit la licence royale auraient fait tourner mal le séjour de cette princesse à Rome.

Au contraire, sa requête lui vaudrait un grand écu, maintenant et à l'avenir, car chacun verrait qu'une telle requête ne souffrirait pas un refus pleinement honoré. Mais, de peur que la reine ne pense qu'il vendrait le bénéfice au prix fort de ses prières si on lui disait par des intermédiaires qu'il ne conviendrait pas que le pontife use de dissuasion répétée de partir, ce qui équivaudrait à une violence courtoise et porterait atteinte à sa liberté, il devrait plutôt se conformer aux désirs honnêtes de Sa Majesté, tels qu'elle le lui a déclarés.

L'autre condition était qu'il le fît avec le consentement et le conseil du Sacré Collège, dans lequel on prévoyait de la résistance; et cela, en vérité, fut présenté à la reine pour son avantage, afin de lui assurer la stabilité du subside, même sous un autre pontife; mais en même temps cela couvrait Alexandre, comme il avait agi avec l'opinion de son Sénat, et obligeait les cardinaux à défendre dans des discussions privées ce qu'ils avaient persuadé dans le Consistoire.

Ces deux conditions, présentées à la reine avec de tels condiments, elle les aurait acceptées; la troisième subsistait: se préparer à vivre d’une manière plus louable pour elle-même et plus honorable pour le Siège apostolique. Le respect d'une femme alliant un grand génie à peu de prudence, admirable par son savoir et méprisable par ses actions, n'était pas un témoignage très fiable. On lui fit alors entendre, dans les termes les plus suaves, qu'en pareil cas, elle serait plus disposée à écouter les rappels du pape, arrangés uniquement pour le bien de Sa Majesté, de qui on demandait une broderie non moins précieuse et de toute perfection.

Mais une telle purification de certains défauts causés plus par l'insouciance et l'habitude que par la délibération, et quoique peu graves, mais très visibles, par lesquels la pourpre de ses divines vertus était ternie aux yeux du monde; tous ceux-ci étaient fixés sur elle, comme sur l'un des objets les plus remarquables de la terre, de sorte que Sa Majesté ne doit pas se plaindre de cette rigueur populaire en la jugeant presque d'une censure injuste, mais plutôt la louer véritablement comme de la plus haute estime, qui rend ce qui est le plus admiré plus admiré et rend toute tache dans ce qui est le plus agréable par son éminente beauté plus déplaisante.

Ce motet, bien qu'adouci par des accents délicats et des notes suaves, résonna durement aux oreilles de la reine, d'une part parce que son esprit orgueilleux répugnait à être réprimandé, y voyant une condition de servitude, et plus encore parce que la réprimande émanait de son supérieur, non pas comme d'un ami, mais comme d'un maître; et d'autre part parce qu'elle s'arrogeait une liberté si absolue qu'elle refusait de reconnaître quiconque, fût-ce un homme d'exception, comme son supérieur, même si ce dernier règne en définitive sur tous les monarques. Elle ne pouvait donc supporter l'idée de devoir conformer ses actions au jugement universel et de considérer les opinions et les usages de la multitude comme des lois, les vénérant comme le tribunal légitime de sa réputation; aussi, à cette proposition, elle fut prise de violents accès d'irritabilité, une passion fréquente chez les esprits brillants et les grandes âmes.

Elle ne donna pas suite à cette affaire; mais comme l'ardeur de l'indignation, si elle n'est pas alimentée par une source constante, s'apaise rapidement, elle mit de côté sa colère face aux remontrances, tout en reconnaissant la difficulté de la situation, et, avec une manière empreinte de grand respect et d'affection, alla prendre congé du pape.

Elle pleura là, par tendresse, et elle n'eut pas honte d'être vue pleurant dans l'antichambre; en partant, elle le remercia avec la plus grande affection, lui demanda, suppliant, sa bénédiction pour l'article de sa mort, implora son pardon pour les erreurs qu'elle avait commises, et lui promit de lui rester fidèle à son retour.

Alexandre correspondait à cela avec un talent pour une bonté inexplicable qui, combinée à sa majesté naturelle, le rendait encore plus gracieux. Il exprima son vif désir de la voir revenir, lui offrant quatre galères pour l'accompagner jusqu'à Marseille, ou tout autre lieu où elle pourrait observer une quarantaine afin de dissiper tout soupçon d'infection. Il ordonna que les galères soient somptueusement aménagées et abondamment approvisionnées; et, en bref, il prit grand soin de préserver, par ces marques de courtoisie lors de son départ, la grâce et l'honneur qui lui avaient été témoignés lors de son arrivée et de son séjour, afin que cela serve de protection à la reine au milieu des régions frappées par la peste qu'elle traversait, et de témoignage pour toute la chrétienté en faveur du Siège Apostolique dans cette affaire, quel qu'en soit le dénouement.

La dernière fonction de la reine à Rome fut de prendre congé, la veille de son départ, des princes des apôtres dans la Basilique du Vatican, où elle fut accueillie avec les honneurs royaux par le cardinal Barberini, archiprêtre. Elle y assista à la messe célébrée par le cardinal et reçut la communion de sa main, en compagnie de ses gens.

Le lendemain, le 18 juillet, elle quitta Rome pour Palo, une localité côtière appartenant aux Orsini, où les galères pontificales et une réception somptueuse l'attendaient au nom du pape. Elle lui écrivit alors une lettre exprimant sa profonde affection et son respect, puis embarqua pour Marseille.

Lors du Consistoire qui s'est tenu le 24 juillet, il informa les cardinaux de la situation catastrophique de Naples, ravagée par la pestilence, et de l'état de Rome et de ses autres territoires. Il annonça également la proclamation d'un jubilé public pour implorer la miséricorde divine en faveur des malades et pour la protection des personnes en bonne santé. Il évoqua aussi les galères, précisant que seul le navire amiral était touché et que les autres étaient indemnes et au service de la reine.

Il profita alors de l'occasion pour réitérer les arguments qu'il lui avait déjà répétés à trois reprises pour la dissuader, les nécessités qu'elle invoquait généralement, ainsi que la promesse que son départ serait bénéfique à la religion et que son retour s'ensuivrait; et il conclut que, puisqu'elle lui avait dit que certains d'entre eux étaient au courant de son dessein et l'approuvaient, il était d'autant plus rassuré par leur prudence.

La reine souhaitait laisser au pape un souvenir affectueux avant son départ, sachant que seul un objet sacré serait acceptable. Ses tableaux n'étant pas encore arrivés à Rome, elle n'avait à sa disposition qu'un crucifix en ivoire et une image de Notre Dame, en argent ciselé, entourée de nombreuses figures similaires, d'une exécution exquise, témoignant de la patience flamande, et représentant les mystères de la Passion. Cependant, bien que ces deux objets fussent l'œuvre d'excellents maîtres, leur valeur ne dépassait pas celle d'un modeste présent, convenant tout au plus à de simples gentilshommes. Ne voulant ni laisser le pape sans témoignage de son affection filiale, ni lui offrir un présent si indigne de son rang et de ses propres sentiments, elle confia lesdites images au religieux qui lui avait apporté l'argent au nom d'Alexandre, le chargeant de les distribuer, de les garder pour lui ou d'en disposer comme bon lui semblerait.

Elle se persuada que l'insignifiance même du cadeau le rendrait d'autant plus agréable à quelqu'un qui, dans les circonstances actuelles, appréciait ce qu'une personne généreuse valorise et détestait ce qu'une personne avare convoite; c'est pourquoi elle l'apporta à Alexandre, qui, l'examinant et le louant en détail, manifesta une telle joie en le recevant que toute personne présente qui l'aurait entendu, sans connaître son caractère ni voir l'objet, aurait cru qu'il s'agissait d'un grand trésor.

La reine prit la mer pour un voyage qui s'annonçait prometteur; et, constatant qu'elle n'avait prévu aucune provision ni pour sa propre table ni pour celle de sa suite, l'intendant des galères dut, presque sur-le-champ, sans aucune planification préalable ni instruction de ses supérieurs, se charger de leur approvisionnement. Mais cela avait été habilement prévu et organisé par le pape qui, malgré les nombreuses nécessités du Siège Apostolique, souhaitait à la fois éviter les dépenses superflues et rehausser le prestige et la magnificence de l'événement par une apparence de spontanéité, de sorte que rien ne manquât, non seulement de ce qui était nécessaire, mais aussi de ce qui était confortable.

Lorsque la reine longea les côtes de Gênes, elle reçut de ces seigneurs tous les honneurs permis par la prudence avec laquelle ils protégeaient leurs terres en ces temps de contagion redoutée. Par l'intermédiaire de nobles messagers, ils lui firent part de leurs plus respectueuses salutations et lui offrirent généreusement les mets somptueux qui font la renommée de leur ville lors des banquets européens. Cependant, attribuant l'absence d'un accueil plus chaleureux à la gravité de la situation, ni les messagers ne montèrent à bord des galères de la reine, ni les galères elles-mêmes, ni les personnes à bord ne furent autorisées à débarquer; car, de même qu'il est plus facile de se prémunir contre le poison des dragons que contre celui des petits scorpions, le commerce, qui pouvait être interdit à une personne de si haut rang, ne put être suffisamment contrôlé pour les marins de basse extraction, qui répandirent, tant dans les villages qu'à Gênes même, les germes funestes d'une moisson abondante pour la faux de la mort. La reine trouva plus de réconfort là où cela lui importait le plus, à savoir à Marseille.

Là, bien que l'accès fût initialement limité à un très petit nombre de ses proches, tous les autres furent contraints de subir la longue et fastidieuse période de quarantaine, et même son intolérance à ces lois et ses menaces de partir pour un autre port ne servirent à rien; néanmoins, ces épreuves, auxquelles elle fut forcée de se soumettre, furent adoucies en quelques heures par la bonté des Français, qui succombèrent au charme de cette princesse exceptionnelle, qui, par sa langue et son esprit, leur semblait plus une compatriote qu'une étrangère; et, impatients du traitement prudent et courtois qu'ils étaient censés observer envers sa cour dans l'enceinte du lazaret, ils lui accordèrent spontanément le matin ce qu'ils lui avaient refusé infléxiblement la veille au soir; car, ayant appris par des proches et surtout par de nombreuses personnes en bonne santé, ils les libérèrent de cet emprisonnement également pénible pour les geôliers et les incarcérés.

Ils accueillirent ensuite la reine avec une grande pompe et de nombreuses festivités, et très vite, elle reçut des lettres écrites de la main du roi, de la reine-mère et du cardinal Mazarin, que l'on pouvait considérer comme le troisième, voire le premier personnage de la cour de France. Dans ces lettres, ils exprimaient leur grand honneur de l'accueillir dans ces provinces et montraient leur désir de lui caresser personnellement. Elle envoya ces lettres originales à Rome au cardinal Azzolino, sous couvert d'une confiance sincère, mais en réalité par une certaine jalousie, celle qui pousse les personnes de haut rang et de petite fortune à craindre de perdre leur prestige et qui les incite donc à rendre publics les honneurs qui leur sont rendus par les personnages les plus souverains et les plus autorisés.

Elle écrivit donc au pape pour lui exprimer ses sentiments d'infinie obligation et de gratitude, ce qui réjouit Alexandre, qui eut l'impression de recevoir, en quelque sorte, une authentique ratification de sa persévérance de la part d'une source indépendante, à un moment où les sujets de sollicitude et de troubles ne manquaient pas.

Swedish translation (my own):

Under tiden, tvärtemot alla drottningens förväntningar, men i enlighet med allas andras, hade alla hennes ägodelar konfiskerats av svenskarna. Ty även om hon hade använt de mest fördelaktiga och försiktiga former i avsägelsen och reservationen som någon jurist hade känt till, som vi sade i hennes del, så fortsatte kättarna, eftersom hon inte hade kunnat uttrycka detta fall specifikt om att bli katolik, alltid att angripa och påstå att detta, med tanke på lagarnas stränghet, skulle ha krävt ett särskilt omnämnande, utan att någonsin ha tolkats i något brett allmänt ordalag.

Och dessutom var varje sken av förnuft tillräckligt för att få henne att förbli en förlorare inför domare som var så indignerade över skammen i sitt generösa förkastande, brann av skam och raseri att en flicka som de spontant hade valt till drottning och senare hyllat som en visdomens Pallas, hade fördömt deras religion som så uppenbart helgerån att hon, för att lämna den, till och med hade blivit förmådd att lämna sin krona; varpå de förklarade henne ha fallit från allt förnuft och berövat henne all inkomst.

Hon blev förstummad av detta slag, som en som, mer än döden avskydde varje bild av servitud och underkastelse, inte visste hur hon skulle förnedra sig till att leva på andra, insett att detta är hennes eget tillstånd och nästan själva essensen av tjänaren, genom vilken fria och ädla män idag tar tjänarens namn och kedja.

Med allt detta skulle hennes andes högmod inte ha varit orubblig i att ta emot lite hjälp från påven som från en furste av ett annat slag än de andra som alla böjer sig för, och som kallas den gemensamme fadern; och eftersom han i sina behov har rätt att uppbära bidraget från sina barn, verkar det som att han har skyldigheten att ge det till sina barn i nöd. Ändå återstod två begränsningar för henne, en från att be om det och, även om det erbjöds henne spontant, från att acceptera det.

Det ena var att se den påvliga Statskassan bli tom på pengar, tyngd av mycket stora skulder och vid den tiden plågad av extraordinära utgifter för att hålla Ferrara beväpnad på grund av hertigen av Modenas misstankar, som vid andra tillfällen hade förklarat sig vara pretendent för den staten; för att bistå folket i matbristen och för de otaliga löner och allmosor som påven tvingades ge på grund av den överhängande faran och den nuvarande smittspridningen; inte heller var det okänt för honom att de utgifter som tidigare uppstått för hans mottagande hade varit en avdragsfråga mot honom bland de behövande.

Det näst mest giltiga hindret för henne var vetskapen om att Alexanders ömtåliga rättvisa och redbarhet inte alls godkände hennes löjliga och lättsinniga vanor som han erinrat om och som han aldrig hade sett någon ändring av. När påven hade fått ett motto kastat mot henne, antingen av någon präst som hon godtog för sin litterära smak, eller av kardinal Azzolino, vars livliga anda hade glatt henne mycket, hade drottningen, med djärvheten inte hos en som hade avsatt sina konungadömen, utan hos en som hade kommit att regera i en annans hus, svarat att hon var sådan som de ansåg henne; den som inte var nöjd med henne, låt honom vara. Dessa ord, mer autenticerade av det faktum än andra med vilka hon ofta gav oändlig hyllning till påvens signaler, rapporterades i hemlighet till honom. Även om det klokt doldes av honom, gick de honom till hjärtat, ty de skar av hans hopp om att förbättra den prinsessan och att bringa sådan stor glans till Kyrkan genom hennes exemplariska liv.

Hon insåg därför, trots att hon motvilligt lämnade Rom, en välkommen boning för stora och större själar, hur lite hon hade att lita på sina svenskars vilja; likväl beslöt hon att göra de sista försöken genom att resa till Hamburg, en stad nära Sverige i sin plats och i överensstämmelse med sekten, och där antingen genom brev eller genom parlament försöka få någon form av kompensation för sina angelägenheter, ivrig att återvända till Rom igen, men som en utvald plats, inte som en tillflyktsort i nöden. Hon informerade därför påven om sin avsiktliga avresa, men tiggde, av skam, orsaken till hennes plötsliga fattigdom, som det var bättre för honom att hellre vara stolt över skönheten i hennes anledning.

Alexander, tagen med förvåning över detta plötsliga uppståndande, tvivlande på att detta, om det inte var början, så var anledningen till en förändring i tron, försökte avråda henne från denna tanke, men hon svarade honom bestämt; Hans Helighet kunde mycket väl tro att det var bara brådskande och ärligt att påven, för att undvika varje skugga av våld, ryckte på axlarna. Men dessutom skickade hon bud till honom för att be om en galär att föra henne till Marseille (eftersom landgångarna var stängda av rädsla för smitta). Han svarade fritt att eftersom han inte kunde behålla en sådan prinsessa med våld, så borde han inte samarbeta med någon handling för att hon skulle bege sig till lutheranernas land.

Detta tvingade drottningen att vända sig till honom personligen och avslöja för honom sin nödvändighet att lämna, utan att dock tydligt förklara för honom vad hon avsåg att göra, utan att i allmänhet försäkra honom om att det skulle vara i den katolska trons tjänst och bekräfta hennes bestämda önskan att återvända. För att inte irritera henne med en öppen misstro inför att bekräfta samma misstro visade påven förtroende för hennes beslutsamhet och samtyckte till att hon fick använda galejerna, och gav en del av den, som sagt, till Konsistorium.

Drottningen, som hade levt med den slöseri som utarmar utan nöjet och äran att spendera och som inte utövas i att ge, utan i att låta sig bli bestulen, hade pantsatt alla sina juveler under sin vistelse i hopp om framtida penningförsändelser, och inte ens en enda scudo återstod för att sörja för den ämnade resan. Men eftersom nöden övervinner ju skammen, tvang hon sig själv med gevalt att be påven om hjälp, men på det mest avlägsna sätt hon kände till från tiggeri; och eftersom brevet inte rodnar, bad hon honom med hjälp av det att ordna så att någon köpman lånade henne pengar med löfte om full återbetalning.

Alexander visste att denna form av stöd till henne, inte som givare utan som garant, skulle ha varit av föga anständighet för honom själv och samtidigt till större skada, eftersom drottningen, med ett namn som hedrats med större generositet, skulle ha tagit emot en stor summa; och eftersom påven skulle behålla den fåfänga titeln borgenär, skulle han ha burit den verkliga bördan av betalare utan beröm för generositet.

Efter att ha kallat till sig en religiös som var hennes förtrogne och tacksam mot henne, gav han henne i en liten påse några guld- och silvermedaljer som präglades på nytt i början av andra året. Baksidan av dessa medaljer, enligt seden att uttrycka någon berömd handling av påven som hade ägt rum det året, representerade Porta Flaminia prydd med den nya inskriptionen och drottningens inträde genom den mellan två kardinaler, vilket påven noggrant hade gjort för att ännu mer tvinga henne att bevara glansen av den handling som han då såg så storslaget hedras. Och tillsammans med dessa medaljer hade han givit henne en sedel på tiotusen scudi som en gratis gåva, och ökat den genom att tömma den och genom att ursäkta dess ringa storlek för den nöd i Statskassan som Hennes Majestät kände till och genom att använda en sådan bärare för att säkerställa dess hemlighet.

Detta budskap uttrycktes av religiösen på det sätt han ansåg lämpligast för att förgylla presenten i drottningens ögon, och försökte framställa det som om det vore en skam för honom som gav så lite eftersom han inte kunde ge mer till henne som fick så lite efter att ha lämnat så mycket till Gud. Det är obeskrivligt hur intagen drottningen verkade både av fördelen och av det sätt på vilket den försöktes döljas för inte bara andras, utan även för hennes egen kännedom, så att hon, när hon tackade honom, grät två gånger på grund av den blandning av tillgivenhet som uppstår i dessa fall.

Det fanns också några som ansåg att det var passande för den Apostoliska Stolens värdighet att ge henne ett årligt traktamente för att bo i Rom och inte utsätta henne för fattigdomens frestelser, som kunde förstöra hennes själ och vanära hennes rykte och skymma den prakt som hennes heroiska omvändelse hade skänkt vår tro; några år tidigare hade kardinal Barberini, dåvarande nevö till påven, gett ett stort och långvarigt bidrag till Friedrich, lantgreve av Hessen, som slutligen inte hade lämnat något kvar i jämförelse med Kristina, och hos vilken det sedan dess hade samlats mycket stora ersättningar i form av utmärkelser och purpurer och stora inkomster.

Eftersom hon hade uppfört sig så frikostigt mot honom, trots att hans ungdomliga moral kanske var mer förkastlig än drottningens, skulle hon, genom att med rikedom avfärda de vanliga omständigheterna kring detta, nämligen pompa, arrogans och nycker, ha lärt sig av sin magra lycka den nykterhet i sina känslor som hon hade varit ostyrig i sin yttersta slöseri. Vad skulle ultramontanerna säga? Vad skulle kättarna säga? Tänk om de såg en sådan prinsessa övergiven i sådant behov av Sankt Petri efterträdare, till vilken hon hade vänt sig till denna nödvändighet för att underkasta sig?

Summan sattes till två tusen scudi per månad; denna, förvaltad av en god förvaltare som påven skulle bevilja henne, skulle kunna räcka till att försörja henne hederligt och eliminera de överflöd som var mer anmärkningsvärda än hedervärda för henne.

Alexander behövde inte mycket uppmuntran till denna generositet, ty han tvingade sin natur att hålla handen stängd snarare än öppen, så att varken hans penningbrist eller hans överflöd av utgifter skulle ha avskräckt honom från att göra det, men med djupgående råd krävde han tre villkor.

Det första: att inte ge henne erbjudandet på eget initiativ, utan att åtminstone indirekt söka upp det, eftersom det föreföll honom att en sådan spontan överflöd annars skulle ha varit en allvarlig börda och ett problem för hans undersåtar bland deras många bördor och behov och kunnat klandras i framtiden, när antingen kvinnlig inkontinens eller kunglig ledighet hade orsakat att prinsessans vistande i Rom hade slutat illa.

Tvärtom skulle hennes petition vara värd en stor scudo för honom, både nu och i framtiden, eftersom alla skulle inse att en sådan begäran inte skulle leda till ett helt hedrat avslag. Men för att drottningen inte skulle tro att han skulle sälja beneficiet för det mycket höga priset för sina böner om hon fick höra av mellanhänder att det inte vore lämpligt för påven att upprepade gånger avråda från att lämna, vilket skulle innebära ett artigt våld och på något sätt minska hennes frihet, borde han hellre följa Hennes Majestäts ärliga önskningar, som hon förklarade för honom.

Det andra villkoret var att han gjorde detta med samtycke och råd från det Heliga Kollegiet, där motstånd förutsågs; och detta framfördes i sanning för drottningen till hennes fördel, för att säkerställa hennes stabilitet i subventionen, även under en annan påve; men samtidigt omfattade det Alexander, eftersom han hade agerat i enlighet med sin Senatens åsikt och tvingat kardinalerna att i privata diskussioner försvara vad de hade övertygat om i Konsistorium.

Båda dessa villkor, framställde för drottningen med sådana tillägg, skulle hon ha samtyckt till; det tredje återstod, nämligen att hon skulle förbereda sig att leva på ett sätt som var mer berömvärt för henne själv och mer hedervärt för den Apostoliska Stolen, för vilket dyrkan av en som kombinerade stor genialitet med föga klokhet, beundransvärd i sin kunskap, föraktlig i sina handlingar, inte var ett särskilt auktoritativt vittnesbörd. Varpå det antyddes för henne i de mest vänliga ordalag att hon i ett sådant fall då skulle vara mer villig att lyssna till påvens påminnelser, ordnade enbart för Hennes Majestäts bästa, från vilken ett inte mindre dyrbart broderi av all perfektion efterfrågades.

Men en sådan rensning av vissa defekter, orsakad mer av slarv och vana än av övervägande, och ehuru inte särskilt allvarlig, mycket synlig, genom vilken hennes gudomliga dygders purpur fläckades ner i världens ögon; allt detta fästes vid henne, som vid ett av de mest anmärkningsvärda föremålen på jorden, så att Hennes Majestät inte får klaga på denna folkliga stränghet i att döma henne nästan för orättvis kritik, utan snarare verkligen prisa henne som av högsta aktning, vilket gör det som beundras mest mer beundrat och gör varje skavank i det som är mest behagligt för sin framstående skönhet mer obehagligt.

Denna motett, trots att den mjuknade av milda accenter och ljuva toner, lät hårt i drottningens öron, dels för att hennes stolta ande föraktade att bli tillrättavisad och ansåg det vara en kondition av servitud, och ännu mer för att tillrättavisningen kom från hennes överordnade, inte som från en vän, utan som från en herre; och dels för att hon tilldrog sig en sådan absolut frihet att hon vägrade att erkänna någon man, inte ens någon särskild man, som sin överordnade, trots att den senare ytterst regerar över alla monarker. Och därför kunde hon inte uthärda tanken på att behöva anpassa sina handlingar till allmänt omdöme och följa folkets åsikter och sedvänjor som lagar, och vörda dem som det legitima tribunal för sitt rykte; därför brast hon vid det förslaget i utbrott av retlighet, en passion som är vanlig för geniala och stora sinnen.

Hon fortsatte inte saken ytterligare; men då indignationens glöd, om den inte upprätthålls av ihärdigt bränsle, snart svalnar, lade hon sedan, medan hon fortfarande erkände svårigheten med utförandet, sin ilska över förmaningar åt sidan och gick, med ett sätt av stor vördnad och tillgivenhet, för att ta avsked med påven.

Hon grät där, av ömhet, och hon skämdes inte över att bli sedd gråtande i förmaket; när hon gick framförde hon den mest ömma tacksamhet, bad honom bönfallande om hans välsignelse för hennes dödsartikel, bad hans förlåtelse för eventuella misstag hon hade begått och förpliktade sin tro till honom när hon återvände.

Alexander motsvarade detta med sin talang för oförklarlig vänlighet, som i kombination med hans inneboende majestät gjorde honom ännu mer nådig. Han uttryckte sin starka önskan om hennes återkomst och erbjöd hennes fyra galejer att betjäna henne tills hon nådde Marseille, eller någon annan plats där hon kunde genomgå karantän för att skingra alla misstankar om smitta. Han beordrade att galejerna skulle vara praktfullt möblerade och rikligt försedda med proviant; och kort sagt, han var mycket noga med att, genom artigheten vid avskedet, upprätthålla både hennes nåd och den heder som visades henne under hennes mottagande och vistelse, så att detta skulle tjäna som ett motgift för drottningen bland de pestdrabbade länder hon reste igenom, och som ett vittnesbörd för hela kristenheten till förmån för den Apostoliska Stolen i den frågan, oavsett vad utgången måtte bli.

Drottningens sista funktion i Rom var att ta avsked dagen före sin avresa från Apostlarnas prinsar i Vatikanbasilikan, där hon mottogs med kunglig heder av ärkeprästen kardinal Barberini. Där hörde hon mässan firas av kardinalen och hon mottog nattvarden från hans hand, tillsammans med sitt folk.

Följande dag, den 18 juli, avreste hon från Rom mot Palo, ett kustområde som tillhörde familjen Orsini, där de påvliga galärerna och ett överdådigt mottagande väntade henne i påvens namn. Hon skrev sedan ett brev till honom där hon uttryckte stor tillgivenhet och respekt och satte segel mot Marseille.

Sedan, i Konsistorium, som hölls den 24 juli, informerade han kardinalerna om det fruktansvärda tillståndet i Neapel på grund av pesten, och den situation som Rom och dess andra territorier befann sig i, samt om ett offentligt jubileum som utropades för att bönfalla gudomlig nåd för de drabbades återhämtning och de friskas frälsning. Han talade också om galejerna och antydde att endast flaggskeppet var drabbat och att de andra var rena och anställda i drottningens tjänst.

Han passade då på att upprepa de avrådningar han redan hade upprepat tre gånger för att hålla henne tillbaka, de nödvändigheter hon allmänt påstod, tillsammans med löftet att hennes avresa skulle ske till förmån för religionen, och att hennes återkomst skulle följa som ett resultat; och han drog slutsatsen att, eftersom hon hade berättat för honom att några av dem var medvetna om hennes avsikt och godkände den, kände han sig desto mer lugnad av deras försiktighet.

Drottningen hade önskat lämna påven ett kärleksfullt minne av sig själv innan hon avreste, vilket hon visste inte skulle vara acceptabelt om det inte var något heligt. Eftersom hennes målningar ännu inte hade anlänt till Rom, hade hon inget annat till hands än ett krucifix av elfenben och en bild av Vår Fru, gjord av överdraget silver med många liknande figurer runtom, utsökt utförda med flamländskt tålamod, och representerande passionens mysterier; men även om båda var verk av utmärkta mästare, översteg de inte värdet av en blygsam gåva lämplig för enkla kavalerister. Därför, varken för att lämna påven utan något tecken på dotterlig tillgivenhet, eller för att erbjuda honom något så underlägset i förhållande till hans status och hennes egna känslor, skickade hon de ovannämnda bilderna till den religiösa mannen som hade gett henne pengarna i Alexanders namn och instruerade honom att fördela dem, behålla dem själv eller förfoga över dem som han fann lämpligt.

Hon övertygade sig själv om att gåvans själva obetydlighet skulle göra den mer tilltalande för någon som, under rådande omständigheter, värdesatte vad en storsint person uppskattar och avskydde vad en girig person åtrår; därför förde hon den till Alexander, som, granskande och, berömmande den i detalj, visade sådan glädje i att ta emot den att alla närvarande som hade hört honom, utan att känna hans karaktär eller se föremålet, skulle ha trott att det var en stor skatt.

Drottningen avseglade med en lyckosam resa; och då hon upptäckte att hon inte hade försett sitt eget bord eller sitt folks, var galejleveransören, nästan på impuls, utan någon föregående planering eller instruktioner från sina överordnade, tvungen att ta hand om att försörja dem. Men detta hade skickligt förutsetts och ordnats av påven, som mitt i den apostoliska stolens många behov både ville undvika kostnaden för överflödig lyx och samtidigt öka tillfällets prestige och prakt genom att ge sken av spontanitet, så att ingenting saknades, inte bara det nödvändiga, utan också det bekväma.

Där, även om inträdet inledningsvis var begränsat till endast ett fåtal av hennes folk, tvingades alla de andra genomgå den mödosamma och långa karantänen, och till och med hennes intolerans mot dessa lagar och hennes hot att ge sig av och gå till en annan hamn var till ingen nytta; ändå mildrades dessa svårigheter, som hon tvingades underkasta sig, inom några timmar av fransmännens vänliga hjärtan, som gav efter för denna exceptionella prinsessas charmerande uppförande, som i språk och anda verkade mer som en landsman än en utlänning; och otåliga med den försiktiga och artiga behandling de förväntades iaktta av hennes hov i lasarettets slutna utrymmen, beviljade de henne spontant på morgonen vad de obönhörligen hade nekat henne kvällen innan; ty efter att ha lärt sig både av släktingar och ännu mer av många som alla åtnjöt god hälsa, befriade de dem från det fångenskap som var lika tröttsamt för både fångvaktarna och de inspärrade.

De tog sedan emot drottningen med stor pompa och ståt, och mycket snart anlände brev skrivna till henne, skrivna till henne i deras egen hand av konungen, drottningmodern och kardinal Mazarin, som kunde betraktas som den tredje, eller till och med den första, vid det franska hovet. I dessa brev uttryckte de sin stora ära över att ha henne i dessa provinser och visade sin önskan att karessera henne personligen. Hon skickade dessa originalbrev till Rom till kardinal Azzolino, under täckmantel av kärleksfullt förtroende, men i sanning av en viss svartsjuka, den sort som får människor med stora affärer och liten förmögenhet att frukta att inte hållas i prestige, och som därför njuter av att få de utmärkelser som tilldelats dem av de flesta suveräna och auktoritativa personer offentliggjorda.

Hon skrev därför till påven och uttryckte sin känsla av oändlig förpliktelse och tacksamhet, vilket glädde Alexander, som kände att han fick, så att säga, en autentisk bekräftelse på sin uthållighet från en oberoende källa, vid en tidpunkt då det inte rådde brist på saker som orsakade honom bekymmer och problem.

English translation (my own):

In the meantime, contrary to all the Queen's expectations, but in accordance with those of everyone else, all her possessions had been confiscated by the Swedes. For, although she had used the most advantageous and cautious forms in the renunciation and reservation that any lawyer had known, as we said in her part, nevertheless, since she had not been able to express this case specifically of becoming a Catholic, the heretics always remained on the attack to allege that, given the severity of the laws, this would have required special mention, without ever being understood in any broad general terms.

And, moreover, any appearance of reason was enough to make her remain a loser before judges so indignant at the shame of her generous repudiation, burning with shame and rage that a girl they had spontaneously elected queen and later celebrated as a Pallas of wisdom, had condemned their religion as so manifestly sacrilegious that, in order to leave it, she had even been induced to leave her crown; whereupon they declared her to have fallen from all reason and deprived her of all income.

She was stunned by this blow, as one who, abhorring more than death any image of servitude and subjection, did not know how to lower herself to living off of others, understanding that this is her own condition and almost the essence of the servant, by means of which today free and noble men take the name and the chain of servant.

With all this, the loftiness of her spirit would not have been inflexible in taking some help from the Pope as from a prince of a different kind from the others to whom all bow, and being called the common father; and, him having the right in his needs to collect the subsidy from his children, so it seems that he has the obligation to supply it to his children in need. Nevertheless, two restraints remained for her, one from asking for it and, even if it were offered to her spontaneously, from accepting it.

The one was to see the difficulties of the Papal Treasury empty of money, burdened by very large debts and oppressed at that time by extraordinary expenditures to keep Ferrara armed because of the suspicions of the Duke of Modena, who had declared himself pretender to that State on other occasions; to assist the people in the food shortage and for the innumerable salaries and alms which the Pope was forced to give because of the imminent danger and the present seed of contagion; nor was it unknown to him that the expenses previously incurred by it in his reception had been a matter of deduction against him among the needy people.

The second most valid restraint with her was the knowledge that Alexander's delicate equity and probity did not approve at all of her ridiculous and frivolous habits recalled before him and of which he had never seen the amendment. Indeed, when the Pope had had some motto thrown at her either by some cleric acceptable to her for his literary taste, or by Cardinal Azzolino, whose lively spirit had greatly pleased her, the Queen, with the boldness not of one who had laid down her kingdoms, but of one who had come to reign in another's house, had replied that she was such as they felt her; whoever was not happy with her, let him be. These words, more authenticated by the fact than others with which she often offered infinite homage to the Pope's signals, were secretly reported to him. Although it was prudently concealed by him, they went to his heart, because they cut off his hope of improving that princess and of bringing such great luster to the Church through her exemplary life.

She therefore, although she was reluctantly leaving Rome, a welcome abode of great and more souls, saw how little she had to trust in the will of her Swedes; nevertheless, she resolved to make the last attempts by going to Hamburg, a city near Sweden in place and in conformity with the sect, and there either by letters or by parliaments to try to come to some compensation for her affairs, eager to return to Rome again, but as to a place of choice, not as a refuge of need. She therefore informed the Pontiff of her deliberate departure, but kept silent, out of shame, the reason for her sudden poverty, of which it was better for him to pride himself rather on the beauty of her cause.

Alexander, taken with amazement by this sudden rising, doubting that this, if it was not the beginning, was the occasion of a change in faith, tried to dissuade her from this thought, but she answered him steadfastly; His Holiness could well believe that it was only urgent and honest that the Pontiff, to avoid any shadow of violence, shrugged his shoulders. But, furthermore, she sent to him to ask for some galley to carry her to Marseilles (since the land passages were closed for fear of contagion). He freely answered that because he could not retain such a princess by force, so he should not cooperate with any act in her going to the land of the Lutherans.

This forced the Queen to turn to him personally and reveal to him her necessity of leaving, without, however, explaining to him clearly what she intended to do, but assuring him in general that it would be in the service of the Catholic faith, reaffirming her certain desire to return. Then the Pontiff, in order not to irritate her with an open diffidence of verifying the same diffidence, showed confidence in her firmness and consented for her to use the galleys, giving part of it, as was said, in the Consistorium.

The Queen, who had lived with that prodigality which impoverishes without the pleasure and honour of spending and which is exercised not in giving, but in letting oneself be robbed, had pawned all her jewels during her stay with the hope of future remittances, and not even a single scudo remained to provide for the destined journey. However, as necessity overcomes shame, she had to force herself to ask the Pontiff for help, but in the most distant way she knew from begging; and since the letter does not blush, she begged him by means of it to arrange for some merchant to lend her money with the promise of full repayment.

Alexander knew that this form of supporting her not as a donor, but as a guarantor, would have been of little decorum to himself, and at the same time of greater harm, since the Queen, with a name honoured with greater generosity, would have taken a large sum; and because the Pope would retain the vain title of creditor, he would have borne the real burden of payer without the praise of generosity.

So, having called a religious man who was her confidant and grateful to her, he gave her in a small bag some gold and silver medals struck anew at the beginning of the second year, the reverse of which, according to the custom of expressing some illustrious action of the Pontiff that had taken place in that year, represented the Porta Flaminia adorned with the new inscription and the entrance through it of the Queen between two cardinals, which the Pope had studiously done in order to all the more oblige her to maintain the glory of that action which he then saw so splendidly honoured. And, together with these medals, he had brought her a bill of ten thousand scudi as a free gift, increasing it by exhausting it and by excusing its smallness for the distress of the Treasury known to Her Majesty and by making use of such a bearer to ensure its secrecy.

This message was expressed by the religious in the manner he deemed most appropriate to gild the present in the Queen's eyes, trying to represent the fact as if it were a matter of shame to him who gave so little because he could not give more to her who received so little after having left so much for God. It is indescribable how taken the Queen seemed both by the benefit and by the manner in which it was sought to be hidden from the knowledge not only of others, but of herself, so that, in thanking him, she wept twice because of that mixture of affections that arise in these cases.

There were also some who thought that it was fitting for the dignity of the Apostolic See to give her an annual allowance to live in Rome and not expose her to the temptations of poverty, which could ruin her soul and dishonour her reputation, obscuring that splendour which her heroic conversion had brought to our faith; a few years earlier, Cardinal Barberini, then nephew of the Pope, had given a large and long-lasting subsidy to Friedrich, Landgrave of Hesse, who had finally left nothing in comparison with Kristina, and in whom there had since accumulated very large remunerations of commendations and purples and large incomes.

Having behaved so freely with him, although his youthful morals were perhaps more reprehensible than those of the Queen, she, setting aside with wealth the usual attendants of that, namely pomp, arrogance and caprice, would have learned from her meager fortune that sobriety of affections to which she had been unruly in the most lavish. What would the Ultramontanes say? What would the heretics say? What if they saw such a princess abandoned in such need by the successor of Saint Peter, to whom she had conducted herself to this necessity in order to subject herself?

The sum was set at two thousand scudi per month; this, managed by a good steward whom the Pope would grant her, would be able to suffice to maintain her honourably, cutting away those superfluities that were more noteworthy than honourable to her.

Alexander did not need much encouragement to this generosity, for he forced his nature to keep his hand closed rather than open, so that neither his scarcity of money nor the abundance of his expenses would have deterred him from doing so, but with profound advice he demanded three conditions.

The first: not to make the offer to her on his own initiative, but to at least indirectly seek it out, since it seemed to him that otherwise such spontaneous profusion would have been grave to his subjects among their many burdens and needs and subject to blame in the future, when either feminine incontinence or royal license had caused the residence of that princess in Rome to turn out badly.

On the contrary, her petition would be worth a great scudo to him, both now and in the future, since everyone would see that such a request would not admit of a completely honoured refusal. But, lest the Queen should think that he would sell the benefice for the very high price of her prayers if she were told by intermediaries that it would not be appropriate for the Pontiff to use repeated dissuasions from leaving, which would amount to a courteous violence and would in some way diminish her freedom, he should rather comply with Her Majesty's honest desires, as she declared to him.

The other condition was that he did this with the consent and counsel of the Sacred College, in which resistance was foreseen; and this, in truth, was represented to the Queen for her advantage, in order to assure her the stability of the subsidy, even under another pontiff; but at the same time it covered Alexander, as he had acted with the opinion of his Senate, and obliged the cardinals to defend in private discussions what they had persuaded in the Consistorium.

Both of these conditions, brought to the Queen with such condiments, she would have consented to; the third remained, namely, that she should prepare herself to live in a manner more praiseworthy to herself and more honourable to the Apostolic See, for which the worship of one who combined great genius with little prudence, admirable in her knowledge, contemptible in her actions, was not a very authoritative testimony. Whereupon it was hinted to her in the most suave terms that, in such an event, she would then be more willing to listen to the Pope's reminders, arranged solely for Her Majesty's benefit, from whom a no less precious embroidery of every perfection was sought.

But such a cleansing of certain defects caused more by carelessness and habit than by deliberation, and although not very serious, very visible, by which the purple of her divine virtues was tarnished in the eyes of the world; all these were fixed on her, as on one of the most remarkable objects on Earth, so that Her Majesty should not complain of this popular rigour in judging her almost of unjust censure, but rather truly praise her as of the highest esteem, which makes what is most admired more admired and makes every blemish in what is most pleasing for its eminent beauty more displeasing.

This motet, although softened by gentle accents and sweet notes, sounded harsh to the Queen's ears, partly because her proud spirit scorned being reprimanded, considering it a condition of servitude, and even more so because the reprimand came from her superior, not as from a friend, but as from a master; and partly because she arrogated to herself such absolute freedom that she refused to acknowledge any man, not even any special man, as her superior, even though the latter ultimately reigns over all monarchs. And therefore she could not bear the idea of having to conform her actions to universal judgement, and to observe the opinions and usages of the multitude as laws, revering them as the legitimate tribunal of her reputation; hence, at that proposition, she burst into fits of irascibility, a passion common to ingenious and great minds.

She did not pursue the matter further; but as the ardour of indignation, if not sustained by persistent fuel, soon cools down, she then, while still acknowledging the difficulty of execution, set aside her anger at admonitions and, with a manner of great reverence and affection, went to take her leave of the Pope.

She wept there, out of tenderness, and she was not ashamed to be seen crying in the antechamber; upon leaving, she offered the most affectionate thanks, supplicatingly asked him for his benediction for the article of her death, begged his forgiveness for any errors she had committed, and obliged her faith to him upon her return.

Alexander corresponded this with his talent for inexplicable kindness, which, combined with his inherent majesty, made him even more gracious. He expressed his strong desire for her return, offering her four galleys to serve her until she reached Marseilles, or any other place where she could undergo quarantine to dispel any suspicions of infection. He ordered that the galleys be splendidly furnished and abundantly supplied with victuals; and, in short, he took great care to maintain, through the courtesies of the farewell, both her grace and the honour shown to her during her reception and stay, so that this would serve as an antidote for the Queen among the plague-stricken lands she was travelling through, and as a testimony to all of Christendom in favour of the Apostolic See in that matter, whatever the outcome might be.

The Queen's last function in Rome was to take leave the day before her departure from the Princes of the Apostles in the Vatican Basilica, where she was received with royal honours by Cardinal Barberini, the Archpriest. There she heard Mass celebrated by the Cardinal, and she received communion from his hand, along with her people.

The following day, July 18, she departed from Rome towards Palo, a coastal land belonging to the Orsini family, where the pontifical galleys and a sumptuous reception awaited her in the Pope's name. She then wrote him a letter expressing great affection and respect and set sail for Marseilles.

Then, in the Consistorium, held on July 24, he informed the cardinals of the horrendous state of Naples due to the pestilence, and the situation in which Rome and his other territories found themselves, and of a public jubilee proclaimed to implore divine mercy for the recovery of the afflicted and the salvation of the healthy. He also spoke about the galleys, indicating that only the flagship was affected and the others were clean and employed in the Queen's service.

He then took the opportunity to reiterate the dissuasions he had already repeated three times to restrain her, the necessities she generally alleged, along with the promise that her departure would be for the benefit of religion, and that her return would follow as a result; and he concluded that, since she had told him that some of them were aware of her design and approved of it, he was all the more reassured by their prudence.

The Queen had desired to leave the Pope some loving memory of herself before departing, which she knew would not be acceptable unless it was something sacred. Since her paintings had not yet arrived in Rome, she had nothing else at hand but an ivory crucifix and an image of Our Lady, made of overlaid silver with many similar figures around it, exquisitely crafted with Flemish patience, and representing the mysteries of the Passion; but, although both were the work of excellent masters, they did not exceed the value of a modest gift suitable for simple cavaliers. Therefore, neither wishing to leave the Pope without some token of daughterly affection, nor to offer him something so inferior to his status and her own feelings, she sent the aforementioned images to the religious man who had brought her the money in Alexander's name, instructing him to distribute them, keep them for himself or dispose of them as he saw fit.

She persuaded herself that the very insignificance of the gift would make it more pleasing to someone who, in the present circumstances, valued what a magnanimous person appreciates and abhorred what an avaricious person desires; therefore, she brought it to Alexander, who, examining and, praising it in detail, showed such pleasure in receiving it that anyone present who had heard him, without knowing his character or seeing the object, would have believed it to be a great treasure.

The Queen set sail with a prosperous voyage; and, finding that she had made no provisions for her own table or that of her people, the purveyor of the galleys, almost on the spur of the moment, without any prior planning or instructions from his superiors, had to take charge of providing for them. But this had been cleverly foreseen and arranged by the Pope, who, in the midst of the many needs of the Apostolic See, wished both to avoid the expense of superfluous luxuries and at the same time to enhance the prestige and splendour of the occasion with the appearance of spontaneity, so that nothing was lacking, not only of what was necessary, but also of what was comfortable.

As the Queen passed along the shores of Genoa, she received from those lords all the honours permitted by the caution with which they guarded their lands during those times of suspected contagion. Therefore, through noble messengers, they conveyed to her every most reverent signification, and generously presented her with those sumptuous delicacies for which the art of their city is famous at European banquets; but, attributing the omission of more intimate welcomes to the severity of the times, neither the messengers entered the Queen's galleys, nor were the galleys themselves, nor the people on board, allowed to disembark; although, just as it is easier to guard against the poison of dragons than of tiny scorpions, so that commerce, which could be denied to such a high-ranking person, could not be sufficiently closed off to ignoble mariners, who spread, both in the villages and in Genoa itself, the fatal seeds of a bountiful harvest for the scythe of death. The Queen found greater ease where it mattered most to her, namely in Marseilles.

There, although initially entry was restricted to only a very few of her people, all the others were obliged to undergo the tedious and long experience of quarantine, and even her intolerance of these laws and her threats to leave and go to another port were of no avail; nevertheless, these hardships, to which she was forced to submit, were softened within a few hours by the kind hearts of the French, who succumbed to the charming manners of this exceptional princess, who in language and spirit seemed to them more a compatriot than a foreigner; and, impatient with the cautious and courteous treatment they were supposed to observe with her court in the closed quarters of the lazaret, they spontaneously granted her in the morning what they had inflexibly denied her the evening before; for, having learned both from relations and even more from many who were all enjoying good health, they released them from that imprisonment which was equally tiresome for both the jailers and those incarcerated.

They then received the Queen with great pomp and celebration, and very soon letters arrived written to her in their own hand by the King, the Queen Mother and Cardinal Mazarin, who could be considered the third, or indeed the first, at the French court. In these letters they expressed their great honour at having her in those provinces and showed their desire to caress [flatter] her personally. She sent these original letters to Rome to Cardinal Azzolino, under the colour of loving confidence, but in truth out of a certain jealousy, the kind that makes people of great affairs and little fortune fear not being held in prestige, and who therefore enjoy having the honours bestowed upon them by most sovereign and authoritative figures made public.

She therefore wrote to the Pope, expressing her feelings of infinite obligation and gratitude, which brought joy to Alexander, who felt he was receiving, as it were, an authentic ratification of his perseverance from an independent source, at a time when there was no lack of matters causing him solicitude and trouble.

Note: diffidence = distrust, suspicion.

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