Tuesday, December 13, 2022

Excerpt from Cardinal Flavio Chigi's letter to Hugues de Lionne, dated August 20/30 (New Style), 1662

Source:

Histoire des démeslez de la cour de France avec la cour de Rome, au sujet de l'affaire des Corses, page 12, by Abbé François-Séraphin Régnier-Desmarais, 1707


The letter excerpt:

ILL:mo ET ECC:mo SIGNORE.
Quanto sia grande il rammarico ricato à N. S. dall'accidente seguito giorni sono fra alcuni soldati Corsi, e la famiglia del Signore Ambasciatore di Francia, io non ho maniere da esprimerlo à Vostra Eccellenza per che egli punge veramente l'intimo del cvore di Suà Santità, supera il valore di qualunque piu viva espressione. Scrive S. B. sopra di cio un breve assai diffuso al Rè Christianissimo, & io ho suplicata ancora con mia Lettera humillissimamente Suà Maestà ad esser persuasa, non solo de' sensi paterni della Santità Suà per questa cagione, ma della somma amarezza, con che io medesimo & tutta la mia casa insieme habbiamo, à misura dell'obligo grande & dell'osservanza reverente che professiamo à Suà Maestà, stimata l'injuria piu che nostra e procurato di farne ogni maggiore, e piu cospicua dismonstrazione. Io fin dalla prima hora non mancai alle mie parti con tutta l'attenzione e premura possibile, mà essendo l'eccesso prima seguito che saputo, non hebbi la fortuna, ne di servire la Signora Ambasciatrice in persona, como io era per fare in quel punto, ne di esser poi dal Signor Ambasciatore e da lei, come da Nostro Signore mi fù imposto e come havrei fatto per me stesso, per cagione di molte durrezze che v'incontrai con mio sommo disgusto. Di tutte havendo io dato ragguaglio alla Regina di Suetia col mezzo d'un mio viglietto scritto al Signor Cardinale Azzolino, prendo la confidenza d'inviarne à vostra Eccellenza una copia, per che ella possa ritrarne la serie intiera del fatto, e vedere quanto la sola passione di rendere ossequio al Rè nella persona del Signor Ambasciatore mi habbia fatto operare, fino senza riguardo di cimentar la dignità propria con l'andar per cosi dire à discrezione à visitar sua Eccellenza, quando chiamandosi altamente offesa si armava ella tuttavia, e quando non si era prima, nè con l'authorità della Regina, ne col mezzo del Ambasciatore di Venetia voluta dichiarare, nè di ricevermi, nè di trattarmi da mio pari.

Per esser poi dalla Signora Ambasciatrice io ho continuato à mandar tuttavia, benche senza ricever mai altro che reiterate scuse nel tempo medesimo ch'ella ammetteva & ammette altri, finalmente son ricorso all'autorità della Regina, per che come quella che par la sodisfazione del Signor Ambasciatore fece la prima instanza à Sua Santità & che ha tanta strettezza col Rè Christianissimo e s'interessa in ogni convenienza di lui, ed è altretanto giusta estimatrice della verità, si degnasse darmi direzione, e consiglio per cio, che io potessi far di piu, & insieme fare con la sua autorità passare al Signor Ambasciatore & alla Signora Ambasciatrice quell'espressioni che à me non era possibile di portare. ...

Il Signor Ambasciadore à chi da parte del Signor Cardinale d'Aragona gli portò la prima volta d'ambasciata, rispose che quando Sua Santità havesse data parola, che egli non sarebbe offeso da i Corsi, sarebbe andato per la Città con un Paggio solo, & in questa forma à punto mandò egli stesso à dar parte alla Regina d'haver risposto. E dapoi consigliatori con altri, la risposta fù sospesa, & essendo per parte della Congregazione deputata stato il Signor Cardinale Sacchetti à dargli parte di quanto si era fatto contro i Corsi delinquenti per sodisfazione di sua Eccellenza & à pregarlo di desistere d'all'armamento, e licenziar la gente raccolta, egli rispose non poter esser sicuro ne disarmare, se sua Beatitudine non allontanava i Corsi dal suo Palazzo, e motivò di metterli in Castello. ...
Di vostra Eccellenza,
Servitore,
il CARDINAL CHIGI.
Roma li 30. Agosto 1662.

With modernised spelling:

Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore,
Quanto sia grande il rammarico ricato a Nuovo Stile dall'accidente seguito giorni sono fra alcuni soldati Corsi e la famiglia del Signore Ambasciatore di Francia, io non ho maniere da esprimerlo à Vostra Eccellenza per che egli punge veramente l'intimo del cuore di Sua Santità supera il valore di qualunque piu viva espressione. Scrive Sua Beatitudine sopra di cio un breve assai diffuso al Re Cristianissimo, ed io ho supplicata ancora con mia lettera umilissimamente Sua Maestà ad esser persuasa, non solo de' sensi paterni della Santità Sua per questa cagione, ma della somma amarezza con ch'io medesimo ed tutta la mia casa insieme abbiamo, a misura dell'obbligo grande ed dell'osservanza reverente che professiamo à Sua Maestà, stimata l'ingiuria piu che nostra e procurato di farne ogni maggiore, e più cospicua dismonstrazione. Io fin dalla prima ora non mancai alle mie parti con tutta l'attenzione e premura possibile, mà essendo l'eccesso prima seguito che saputo, non ebbi la fortuna, ne di servire la Signora Ambasciatrice in persona, como io era per fare in quel punto, ne di esser poi dal Signor Ambasciatore e da lei, come da Nostro Signore mi fù imposto e come avrei fatto per me stesso per cagione di molte durrezze che v'incontrai con mio sommo disgusto. Di tutte avendo io dato ragguaglio alla Regina di Svezia col mezzo d'un mio viglietto scritto al Signor Cardinale Azzolino, prendo la confidenza d'inviarne a Vostra Eccellenza una copia, per che ella possa ritrarne la serie intiera del fatto e vedere quanto la sola passione di rendere ossequio al Re nella persona del Signor Ambasciatore mi abbia fatto operare, fino senza riguardo di cimentar la dignità propria con l'andar per così dire à discrezione à visitar Sua Eccellenza quando chiamandosi altamente offesa si armava ella tuttavia, e quando non si era prima, nè con l'autorità della Regina, ne col mezzo del Ambasciatore di Venezia voluta dichiarare, nè di ricevermi, nè di trattarmi da mio pari.

Per esser poi dalla Signora Ambasciatrice, io ho continuato à mandar tuttavia, benché senza ricever mai altro che reiterate scuse nel tempo medesimo ch'ella ammetteva ed ammette altri, finalmente son ricorso all'autorità della Regina, per che come quella che par la soddisfazione del Signor Ambasciatore fece la prima istanza à Sua Santità ed che ha tanta strettezza col Re Cristianissimo e s'interessa in ogni convenienza di lui ed è altretanto giusta estimatrice della verità, si degnasse darmi direzione e consiglio per ciò, ch'io potessi far di piu, ed insieme fare con la sua autorità passare al Signor Ambasciatore ed alla Signora Ambasciatrice quell'espressioni che a me non era possibile di portare. ...

Il Signor Ambasciatore a chi da parte del Signor Cardinale d'Aragona gli portò la prima volta d'ambasciata rispose che quando Sua Santità avesse data parola che egli non sarebbe offeso da i Corsi, sarebbe andato per la Città con un paggio solo, ed in questa forma a punto mandò egli stesso a dar parte alla Regina d'aver risposto. E dappoi consigliatori con altri, la risposta fù sospesa, ed essendo per parte della congregazione deputata stato il Signor Cardinale Sacchetti a dargli parte di quanto si era fatto contro i Corsi delinquenti per soddisfazione di Sua Eccellenza ed a pregarlo di desistere d'all'armamento e licenziar la gente raccolta, egli rispose non poter esser sicuro ne disarmare, se Sua Beatitudine non allontanava i Corsi dal suo Palazzo e motivò di metterli in Castello. ...
Di Vostra Eccellenza,
servitore,
il Cardinal Chigi.
Roma, li 30 agosto 1662.

French translation (my own):

Illustrissime et excellentissime signeur,
Qu'il est grand le regret de la lettre du nouveau style datée par l'accident survenu il y a quelques jours entre quelques soldats corses et la famille du seigneur ambassadeur de France, je n'ai aucun moyen de l'exprimer à Votre Excellence que ça pique vraiment les profondeurs du cœur de Sa Sainteté, il dépasse la valeur de toute expression plus vive. Sa Béatitude écrit au-dessus de cela un très long mémoire au Roi Très Chrétien, et j'ai de nouveau très humblement supplié Sa Majesté par ma lettre d'être persuadée non seulement des sens paternels de Sa Sainteté pour cette raison, mais de l'amertume suprême avec laquelle je moi-même et toute ma maison avons ensemble, dans la mesure de la grande obligation et de l'observance respectueuse que nous professons envers Sa Majesté, estimé la blessure plus que la nôtre et nous nous sommes efforcés d'en faire un rejet plus grand et plus visible. Dès la première heure je n'ai pas raté mes rôles avec toute l'attention et les soins possibles, mais comme les excès ont d'abord suivi que je connaissais, je n'ai pas eu la chance de servir Madame l'ambassadrice en personne, comme je devais le faire à ce moment-là, ni d'être alors par l'ambassadeur et par vous, comme par Notre Seigneur cela m'a été imposé, et comme je l'aurais fait pour moi-même à cause de bien des épreuves que j'ai rencontrées avec le plus grand dégoût. Après avoir informé la reine de Suède de tous ces faits par mon billet écrit au cardinal Azzolino, je prends la confiance d'en envoyer une copie à Votre Excellence, afin qu'elle puisse rendre compte de toute la série des faits et voir combien elle seule a le pouvoir passion de rendre hommage au roi en la personne de l'ambassadeur, qui m'a fait travailler sans égard pour défier ma propre dignité en allant, pour ainsi dire, à la discrétion de rendre visite à Son Excellence en le traitant de très offensé. Il s'arma cependant, et quand il ne le fit pas, ce n'était d'abord ni de l'autorité de la reine, ni du même ambassadeur de Venise, qu'il ne voulut déclarer, ni me recevoir, ni me traiter en égal.

Pour être ensuite auprès de Madame l'ambassadrice, j'ai continué à envoyer, cependant, quoique sans jamais recevoir que des excuses répétées en même temps qu'elle avouait et en admettait d'autres, j'ai fini par recourir à l'autorité de la reine, pour qui, comme ce qui semble être la satisfaction de l'ambassadeur qui a fait la première demande à Sa Sainteté et qui a des contacts si étroits avec le Roi Très Chrétien et s'intéresse à chacune de ses commodités et est également un juste admirateur de la vérité, daignerait-il donner me diriger et me conseiller sur ce que je pourrais faire de plus, et en même temps, avec votre autorité, transmettre à l'ambassadeur et à l'ambassadrice les expressions qu'il ne m'a pas été possible de transmettre. ...

L'ambassadeur, à qui le cardinal d'Aragona l'a amené une première fois à l'ambassade, a répondu que lorsque Sa Sainteté aurait donné parole qu'il ne serait pas offensé par les Corses, il se rendrait à la ville avec une seule page, et sous cette forme l'envoya lui-même partager avec la reine pour avoir répondu. Et après conseillers avec d'autres, la réponse fut suspendue, et faisant partie de la congrégation adjointe, ce fut le cardinal Sacchetti qui lui raconta ce qui avait été fait contre les délinquants corses à la satisfaction de Son Excellence et le pria de renoncer à s'armer, et congédier le peuple rassemblé. Il répondit qu'il ne pouvait être sûr de désarmer si Sa Béatitude n'éloignait pas les Corses de son Palais et les incitait à les mettre au Château. ...
De Votre Excellence
Le serviteur
Cardinal Chigi.
Rome, le 30 août 1662.

Swedish translation (my own):

Illustraste och excellentaste herre,
Hur stor är inte ångern av brevet av nya stilens datum av olyckan som följde för några dagar sedan mellan några korsikanska soldater och familjen till Frankrikes ambassadör, jag har inget sätt att uttrycka det för Ers Excellens att det verkligen sticker djupet av Hans Helighets hjärta, det överstiger värdet av något mer levande uttryck. Hans Helighet skriver ovanför detta ett mycket långt brev till den allerkristelige konungen, och jag bad återigen ödmjukt Hans Majestät med mitt brev att bli övertygad inte bara om Hans Helighets faderliga sinnen av denna anledning, utan om den högsta bitterhet med vilken jag jag och hela mitt hus har tillsammans, till den stora förpliktelse och den vördnadsfulla iakttagelse som vi bekänna oss till Hans Majestät, aktat skadan mer än vår och strävat efter att göra varje större och mer iögonfallande avskedande av den. Redan från första timmen missade jag inte mina delar med all den uppmärksamhet och omsorg som var möjlig, men eftersom överskottet först följde som jag visste, hade jag inte turen att personligen tjäna madam ambassadören, som jag skulle göra på den punkten, inte heller av att vara då av ambassadören och av Er, som av Vår Herre det påtvingades mig, och som jag skulle ha gjort för mig själv på grund av många svårigheter som jag mötte med den yttersta avsky. Efter att ha informerat Sveriges drottning om dem alla genom min anteckning till kardinal Azzolino, tar jag förtroendet att skicka Ers Excellens en kopia, så att den kan skildra hela serien av fakta och se hur mycket hon ensam har passion att hylla konungen i ambassadörens person, som har fått mig att arbeta utan hänsyn till att utmana min egen värdighet genom att gå, så att säga, efter eget gottfinnande att besöka Hans Excellens när han kallat honom högst kränkt. Han beväpnade sig dock, och när han inte gjorde det, var det först varken med drottningens auktoritet eller med samme ambassadör i Venedig, som han ville förklara, varken att ta emot mig eller att behandla mig som en jämställd.

För att då vara hos madam ambassadrisen fortsatte jag att sända, dock, även om jag, utan att någonsin få annat än upprepade ursäkter samtidigt som hon erkände och medger andra, till sist tillgrep drottningens auktoritet, för vilken, som det som tycks vara tillfredsställelsen av ambassadören som gjorde den första begäran till Hans Helighet och som har så nära kontakt med den allerkristelige konungen och är intresserad av alla hans bekvämligheter och är lika en rättvis beundrare av sanningen, skulle han värda att ge mig vägledning och råd för vad jag skulle kunna göra mer och samtidigt, med Er auktoritet, vidarebefordra till ambassadören och ambassadrisen de uttryck som det inte var möjligt för mig att förmedla. ...

Ambassadören, till vilken kardinalen d'Aragona förde honom första gången på ambassaden, svarade att när Hans Helighet hade givit besked om att han inte skulle bli förolämpad av korsikanerna, skulle han gå till staden med bara en sida, och i denna form skickade honom själv att dela med drottningen för att ha svarat. Och efteråt rådgivare med andra avbröts svaret, och eftersom han var en del av viceförsamlingen var det kardinal Sacchetti som berättade för honom om vad som hade gjorts mot de korsikanska brottslingarna till hans excellensens tillfredsställelse och bad honom att avstå från att beväpna, och att avskeda det samlade folket. Han svarade att han inte kunde vara säker på att avväpna om Hans Helighet inte tog bort korsikanerna från hans palats och motiverade att placera dem i slottet. ...
Ers Excellens'
tjänare
Kardinal Chigi.
Rom, den 30 augusti 1662.

English translation (my own):

Most Illustrious and Excellent Lord,
How great is the regret of the letter of the New Style date by the accident that followed a few days ago between some Corsican soldiers and the family of the Lord Ambassador of France, I have no way of expressing it to Your Excellency that it truly pricks the depths of His Holiness's heart, it exceeds the value of any more vivid expression. His Beatitude writes above this a very long brief to the Most Christian King, and I again most humbly begged His Majesty with my letter to be persuaded not only of the paternal senses of His Holiness for this reason, but of the supreme bitterness with which I myself and my whole house have together, to the extent of the great obligation and the reverent observance that we profess to His Majesty, esteemed the injury more than ours and endeavoured to make every greater and more conspicuous dismissal of it. From the very first hour I did not miss my parts with all the attention and care possible, but since the excess first followed that I knew, I was not lucky enough to serve Madame the Ambassadress in person, as I was to do in that point, nor of being then by the Ambassador and by you, as by Our Lord it was imposed on me, and as I would have done for myself because of many hardships that I met with the utmost disgust. Having informed the Queen of Sweden of all of them by means of my note written to Cardinal Azzolino, I take the confidence to send Your Excellency a copy, so that it may portray the entire series of the facts and see how much she alone has the passion to pay homage to the King in the person of the Ambassador, who has made me work without regard to challenge my own dignity by going, as it were, at the discretion of visiting His Excellency when calling him highly offended. He armed himself, however, and when he did not it was first neither with the authority of the Queen, nor with the same Ambassador of Venice, that he wanted to declare, neither to receive me nor to treat me as an equal.

To be then by Madame the Ambassadress, I continued to send, however, although without ever receiving anything but repeated apologies at the same time that she admitted and admits others, I finally resorted to the authority of the Queen, for whom, as that which seems to be the satisfaction of the Ambassador made the first request to His Holiness and who has such close contact with the Most Christian King and is interested in every one of his conveniences and is equally a just admirer of the truth, would he deign to give me direction and advice for what I could do more, and at the same time, with your authority, pass on to the Ambassador and the Ambassadress those expressions which it was not possible for me to convey. ...

The Ambassador, to whom the Cardinal d'Aragona brought him the first time at the embassy, ​​replied that when His Holiness had given word that he would not be offended by the Corsicans, he would go to the city with only one page, and in this form sent him himself to share with the Queen for having answered. And afterwards advisors with others, the answer was suspended, and being part of the deputy congregation, it was Cardinal Sacchetti who told him about what had been done against the Corsican delinquents to the satisfaction of His Excellency and begged him to desist from arming, and to dismiss the gathered people. He replied that he could not be sure of disarming if His Beatitude did not remove the Corsicans from his Palace and motivated to put them in the Castle. ...
Your Excellency's
servant
Cardinal Chigi.
Rome, August 30, 1662.


Above: Kristina.


Above: Pope Alexander VII.


Above: Cardinal Decio Azzolino.


Above: Cardinal Flavio Chigi.


Above: Hugues de Lionne.

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